Come Ford contribuì allo sbarco sulla luna

20 luglio 2019
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Non tutti sanno che il gigante dell’automotive americano contribuì in maniera sostanziale alla riuscita del progetto Apollo 11

50 anni fa l’uomo sbarcava sulla luna. Molti di noi, ancora bambini, quella famosa sera del 20 luglio 1969 erano appiccicati davanti al televisore (rigorosamente in bianco e nero) per seguire con le famiglie lo storico momento. Che grande emozione. Oggi siamo abituati ad una tecnologa avanzatissima. Basti pensare ai cellulari che racchiudono in se televisore, video camera, macchina fotografica, giradischi, radio, bussola, torcia… manca poco che cucinano e conservano i cibi in fresco; computer piccoli come un libro; internet; automobili e camion a guida autonoma. Ma allora tutto questo non esisteva. In quegli anni, gli anni ’60, i primi calcolatori elettronici, perché così si chiamavano i computer, occupavano un’intera sala! Pensate quindi all’impresa tecnologica che tirò in ballo le due grandi potenze, USA e URSS, nella corsa al raggiungimento della luna in piena “guerra fedda”. Impresa vinta per un soffio dagli americani. Prova del 9 questa che “lo sbarco sulla luna” fu reale. Pensate che all’epoca, se i russi avessero scoperto che si trattava di una finzione filmica, come molti detrattori dell’impresa sostengono, non avrebbero sparso la voce ai quattro venti, prendendosi una sonora rivincita sulla gara alla conquista dello spazio?

Ma torniamo alla Ford ed al suo ingresso nel programma Apollo. In verità la storia parte con la Philco, azienda americana nata nel 1892, specializzata all’epoca nella produzione di lampade ad arco in carbonio. Nei primi anni ’50  la Philco si specializzò nella produzione di radio giradischi e televisioni. Sempre in quegli anni gli ingegneri Philco inventarono il surface barrier transistor, primo transistor ad alta frequenza che consentì lo sviluppo di computer ad alta velocità. La continua ricerca nel miniaturizzare e perfezionare il transistor condusse l’azienda a collaborare con il governo degli Stati Uniti e la NASA. Tuttavia anche se, nel 1960, le difficoltà finanziarie costrinsero la compagnia a cercare un partner esterno. Ed ecco che entra in ballo Ford che al tempo intendeva espandere la propria offerta di prodotti oltre l’industria automobilistica. Fu così che, nel 1961, l’Ovale Blu acquisì Philco con la sua promettente Aeronutronic Division. La una nuova entità venne denominata  Philco-Ford.

Nel 1963, la NASA, in vista della corsa alla conquista dello spazio, doveva implementare il Mission Control Center presso il nuovo Manned Space Center di Houston. Per vincere la gara d’appalto ci fu un vero e proprio scontro fra titani. Il neonato gruppo Philco-Ford si dovette scontrare con giganti della tecnologia come IBM, RCA, Lockheed, Hughes Aircraft e AT&T, ma alla fine riuscì ad accaparrarsi il contratto di fornitore principale.

“Se non fosse stato per la fusione con Ford – ricorda  Walter LaBerge, l’allora direttore della Philco-Ford Houston Operations – la società probabilmente non sarebbe stata considerata all’altezza del lavoro a causa dell’ingombro delle risorse ingegneristiche richieste.”

Il lavoro che aspettava la Philco-Ford era di proporzioni bibliche: progettazione di sistemi hardware e software per risolvere situazioni che non erano mai state sperimentate prima, oltre alla produzione, installazione, avviamento e test del Mission Control Center, inclusi i collegamenti dati e di controllo tra la NASA e siti di localizzazione remota. Tanto per rendere l’idea, un documento del tempo riporta: “In breve, ciò di cui la NASA aveva bisogno ‘a terra’, per assicurare lo sbarco sulla Luna, era un’intelligenza elettronica in grado di esprimere capacità di calcolo e decisionali che nessuno aveva mai progettato quando Philco-Ford ricevette l’incarico.

Il Mission Control Center fu completato in circa due anni (giusto in tempo per monitorare la missione Gemini 3 nel marzo del 1965) e funzionò perfettamente anche quando, alcuni mesi più tardi, tutte le operazioni di controllo delle missioni furono trasferite da Cape Kennedy al Manned Space Center di Houston.

Oltre a progettare e costruire il centro di controllo, Philco-Ford fornì personale tecnico e di supporto durante la costruzione e la messa in piena attività. I sistemi venivano aggiornati per ogni missione, alcune delle quali richiesero fino a 2 milioni di cambi di cablaggio. Il Mission Control Center gestiva simultaneamente più di 1.500 i diversi parametri di telemetria, dalla salute dell’astronauta ai risultati dei test sui dati di volo ma non solo, ospitava il più grande gruppo di apparecchiature di commutazione televisiva al mondo. Per la piena operatività furono installati e manutenuti oltre 60.000 miglia di cavi.

Cinque giganteschi computer mainframe IBM 360/75 inviavano dati a più di 1.300 indicatori di commutazione per monitorare i parametri di volo durante le missioni. Delle missioni Apollo seguiti dalla Philco-Ford, due in particolare si distinsero per la loro complessità: la 8 e la 11.

La missione Apollo 8 vide la prima astronave orbitare attorno alla Luna e tornare sulla Terra. Questa missione presentò una serie di sfide sia per il personale sia per le attrezzature del Mission Control Center, poiché i segnali e i dati sarebbero andati sicuramente persi durante il rientro dell’astronave dall’orbita lunare. C’erano alcune preoccupazioni su come il segnale sarebbe stato riacquisito, ma l’equipaggiamento funzionò perfettamente e permise persino agli astronauti di fare diverse trasmissioni dallo spazio, incluso il messaggio di auguri per la vigilia di Natale del 1968.

Nel luglio 1969, l’Apollo 11 si trovò al centro dell’interesse di tutto mondo. Il lavoro di Philco-Ford e dello staff del Mission Control Center fu ancora più complesso a causa della natura della missione.

Il 20 luglio, udendo le parole di Neil Armstrong “Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed” che risuonarono in tutto il Mission Control Center della NASA a Houston, esplosioni di gioia e celebrazioni scoppiarono in tutto il mondo: il modulo lunare Apollo 11 era appena atterrato sulla Luna.

La discesa di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla superficie lunare veniva trasmessa in diretta sulle TV di tutto il mondo.

Il dopo allunaggio

Il ruolo della Philco-Ford con il Mission Control Center continuò mentre le missioni Apollo lasciavano il posto a Skylab, Apollo-Soyuz e, infine, allo Space Shuttle. Rinominata Ford Aerospace and Communications Corporation nel 1976, la società iniziò anche a fornire servizi aggiuntivi nella comunicazione satellitare, compresi i sistemi di informazione ad alta velocità con i satelliti di comunicazione e ambientali. Nei primi anni ’80, la Ford Aerospace aveva costruito più della metà dei satelliti per le comunicazioni in orbita.

Nel 1990, quando la Ford Aerospace fu venduta alla Loral Corporation, il gigante americano dell’automotive uscì dall’industria aerospaziale.

Il Mission Control Center è diventato un simbolo di quegli anni eroici:“L’MCC di Houston, pieno di console, computer e display di dati in tempo reale, è diventato iconico – racconta lo storico Layne Karafantis – MCC era uno spazio dinamico il cui design era stato creato e implementato valutando tutte le possibili contingenze. L’integrazione del team Philco-Ford con le tecnologie di visualizzazione, comunicazione e elaborazione dati all’interno del Mission Control Center ha reso possibile l’arrivo sulla Luna.”

Solo poche generazioni fa, la maggior parte degli uomini viveva e moriva entro poche centinaia di chilometri dai loro luoghi di nascita – ha dichiarato Henry Ford II – Ora i nostri orizzonti sono praticamente illimitati. Se l’uomo può camminare sulla Luna, può guardare i pianeti e oltre il sistema solare così come Cristoforo Colombo deve aver guardato oltre un oceano apparentemente ostile […] Se mostriamo la stessa determinazione e disponibilità nell’impegnare le nostre risorse, possiamo gesitre i problemi delle nostre città proprio come abbiamo vinto la sfida dello spazio ”.

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