Due metri e 03

26 luglio 2017
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Andrea Maggiolo è un gigante di 2,03 metri d’altezza che, come tutti i giganti quando cadono, ha fatto un botto pazzesco. Ma Andrea ha avuto il coraggio di rialzarsi e ricominciare una nuova vita

39 anni, trevigiano, ex giocatore professionista di basket, ex buttafuori, ex imprenditore di successo, ex un sacco di cose… Poi però è arrivato il botto, tanta fatica, tanti sacrifici, tutto svanito. Dalla mattina alla sera.

Andrea aveva una ditta di trasporti che per diverso tempo è andata a gonfie vele, poi una serie di circostanze sfortunate, la crisi del settore, che si è abbattuta come una mannaia su molte piccole imprese come la sua, e il cappio delle banche ne hanno decretato la fine. E’ bastata una telefonata del direttore della banca per stoppare tutto. Stop ai fidi… stop alla vita. E per un momento la vita stava per andarsene per colpa di un gesto disperato. Ma poi, lentamente, con tanto coraggio, tanta passione il gigante ha deciso di rialzarsi e di ricominciare a sperare, a lottare, a vivere. Insomma per raccontare tutta la storia di Andrea bisognerebbe scrivere un romanzo (tra l’altro, anche se non pubblicato, qualcuno ci ha già pensato). Ma quello che a noi interessa di più è la rinascita.

La spinta, come in molti casi, è arrivata dalla passione. Una passione viscerale che Andrea nutre sin da bambino, i camion. Ma da chi l’ha ereditata questa passione?: “In pratica da nessuno. In famiglia mia nessuno era autista e nessuno ha mai posseduto camion – racconta Andrea – Però fin da bambino impazzivo per i camion. Li riconoscevo dal rumore o, di notte, dalla forma dei fanali. Mio padre essendo un commerciante di bovini e suini aveva a che fare con i camion per il trasporto bestiame tutti i giorni. Le estati, durante le vacanze scolastiche, riuscivo a salire a bordo di quei grandi camion. Soprattutto le notti quando si faceva la raccolta bovini e si portavano al macello!”

Andrea ha iniziato a sgobbare sin da giovanissimo: “Già dalla fine della seconda media, l’estate seguivo mio padre e di notte andavo con lui e i camionisti a caricare. Di giorno, invece, lavoravo nei macelli. Essendo giovane non mi facevano fare lavori pesanti – ricorda Andrea – Per lo più scaricavo il bestiame dai camion e lo conducevo al macello. Praticamente, per tutto il corso degli studi, fin quasi al diploma, l’estate lavoravo nei macelli. Man mano che crescevo sia di età che di stazza facevo lavori sempre più difficili. Era un lavoro pesante ma ben pagato.”

Contemporaneamente Andrea coltivava un’altra grande passione, il basket: “Ho un passato da cestista professionista. Ho militato in serie B a Messina. Poi un giorno capii che con l’attività sportiva non avrei potuto camparci per sempre. I giocatori di basket finché in attività guadagnano abbastanza ma gli stipendi sono lontani anni luce da quelli del calcio. Così decisi di smettere e mi buttai a capofitto nel mondo del lavoro. Inizialmente trovai impiego in un macello di suini nel trevigiano. Ma era un lavoro provvisorio che serviva a finanziarmi i corsi per le patenti da camion!”

Poi finalmente, una volta prese le patenti Andrea si è messo alla guida di un camion: “Il primissimo mezzo pesante che ho guidato è stato un Fiat 110NC frigo del macello per cui lavoravo. Consegnavo cosce di maiale a Parma, Langhirano, Sala Baganza, Felino e San Daniele. Per me era come avere un bolide tra le mani non mi pareva vero di iniziare a viaggiare!”

Ma torniamo a quando Andrea ha deciso di ricominciare e di partire per l’Australia: “La decisione è stata forzata dal fallimento della mia impresa nel 2009. Così mandai curriculum, letteralmente, in tutto il mondo. Mi risposero solo due aziende, la Nestlè di Santa Monica in California e la McAleese in Australia. Scelsi quest’ultima perché già conoscevo l’Australia, dov’è nata mia mamma, e dove avevo già vissuto. Parecchi anni prima, quando giocavo a basketi, dopo un torneo europeo, svoltosi nel ‘94 a Burghausen in Germania, venni notato e chiamato a giocare nelle giovanili dei Brisbane Bullets e nella seconda divisione professionista Brisbane Brewers in Australia!”

A facilitare la scelta sulla destinazione intervenne anche un altro fattore: “Mio zio anni addietro era stato uno dei soci maggioritari della McAleese. Intendiamoci bene però, grazie a quella parentela ebbi in cambio solo un colloquio di lavoro. Qui in Australia non guardano in faccia a nessuno: chi sei o chi conosci non conta nulla.”

Farsi accettare in Australia è molto dura!

“Una volta fatto il colloquio mi hanno assunto!” C’è da dire che Andrea è facilitato anche dalla padronanza della lingua in quanto parla correntemente inglese sin da bambino, grazie agli insegnamenti della mamma: “Da lì in poi, però, è stata tutta in salita. Arrivavo da anni di lavoro in proprio, dopo aver diretto un’azienda con 38 dipendenti. Gli australiani il primo giorno mi hanno messo una scopa in mano e mi hanno fatto spazzare tutto il magazzino –  ricorda Andrea – E’ stato uno schiaffo morale molto forte però pensavo che ero lì per ripartire da zero. Più in basso di così non potevo andare e mi sono fatto forza!”

Nonostante il tempo passi, però, Andrea incontra ancora oggi qualche difficoltà con la gente del posto: “Gli australiani sono un popolo molto nazionalista ed orgoglioso. Molto diffidenti. Intendiamoci, molto cordiali e gentili, ma diffidenti. Ti danno la confidenza sufficiente per conviverci nel mondo del lavoro. Alcuni nemmeno quella. Basti pensare che sono quattro anni che lavoro per questa azienda ed ancora oggi ho gente che nemmeno mi guarda in faccia. Però nel contesto se ti fai gli affari tuoi, fai il tuo lavoro e sei leale con loro, diventi a tutti gli effetti uno di loro e loro amico per sempre.”

I camion però danno sempre molta soddisfazione ad Andrea: “Ora guido un Volvo FH4-540 XL 6×4 che è una gran macchina: ha molti pregi ma ha anche molti difetti. Superati i 600.000 km devi starci dietro per averlo sempre in ordine, ciò che, ad esempio, non accade con lo Scania, soprattutto con gli 8V che sono motori indistruttibili, anche se un po’ datati, ma ho saputo che recentemente sono usciti quelli nuovi”

Attualmente Andrea non svolge un vero e proprio compito di routine: “La mia sveglia giornaliera dipende dal viaggio che devo fare, generalmente è tra le 7:30 e le 11 di mattina. Poi dipende anche a che ora finisco la notte. Ora faccio il nord Queensland, oltre il Tropico del Capricorno, e parto sia da Brisbane che dalla sede centrale di Gatton. Fino all’anno scorso invece facevo il sud  e l’Ovest, quindi Sydney, Melbourne, Adelaide, ecc. La nostra azienda divide il territorio in compartimenti, al momento mi hanno messo in quello del nord – ci spiega Andrea – Abbiamo 3 destinazioni: Mackay, Bloomsbury e Bowen. Al momento la media dei chilometri che percorro giornalmente si è alzata perché è iniziata la stagione delle zucchine e dei pomodori da Bowen: quindi facciamo 1.230 km al giorno. A Bloomsbury invece scambiamo i rimorchi. Prendiamo i rimorchi carichi di banane e li portiamo a Brisbane. Oppure, li portiamo direttamente a sud quindi: Sydney, Melbourne o Adelaide. Quando si arriva a Melbourne il giro completo è di 5.400 km da martedì a sabato. A Mackay invece scambiamo i rimorchi di pane. Per arrivare lì sono 1.000 km, sempre in giornata, ed e considerato il giro corto e lo facciamo con il pane perché partiamo sempre tardi il pomeriggio in quanto lo carichiamo appena sfornato. Mediamente in un anno percorriamo tra i 270.000 ed i 285.000 km ed oltre”

Fare il camionista rende dipendenti come una droga secondo Andrea: “A volte mi sento stanco di fare questa sta vita, ma, nello stesso tempo, credo di non riuscire a farne a meno. Qui i posti che visiti, i paesaggi che vedi e le persone che conosci non finiscono mai di stupirti. Poi in Australia i camionisti sono ben pagati. Solo che vedi poco la famiglia e sei praticamente sposato con il telefono perché è l’unico modo per sentire la moglie.”

Andrea è sposato con Consuelo, una ragazza italiana che l’ha raggiunto in Australia dopo un paio anni: “Il tempo di ambientarmi e trovare una casa per noi – spiega Andrea – Infatti prima di entrare a regime con il lavoro ho dovuto prendere anche le patenti locali. Prima la HC, l’equivalente della nostra CE, per poter poi passare alla MC (multi combination) che ti serve per portare più di un semirimorchio. Io infatti giro sempre con 2 o 3 rimorchi. Per passare alla MC però devi maturare un’esperienza minima di un anno con la HC.”

Andrea a Consuelo

“Scusate ma si è fatto un po’ tardi e domani mattina devo partire per un lungo viaggio… magari ci risentiamo in seguito per approfondire su com’è fare il camionista in Australia! Ciao Italia!”

Certamente ci risentiremo con Andrea perché sull’Australia abbiamo ancora un sacco di domande da fargli!