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Fabio Grumelli, la forza di ricominciare

5 gennaio 2021
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Dopo 38 anni dietro al volante di un camion, nel 2018 Fabio incorre in un brutto incidente che lo costringe sulla sedia a rotelle per un anno ma…

Bergamasco DOC, classe ’61, Fabio Grumelli, è figlio d’arte: il nonno nel dopoguerra trasportava materiali per l’edilizia con due Dodge musoni a metano, residuati bellici americani. “All’epoca se ne trovavano tantissimi per strada di quei camion, abbandonati dalle truppe alleate alla fine del conflitto. Molti trasportatori, come mio nonno, hanno cominciato così in quegli anni dove si ricostruiva l’Italia.”

Poi il papà di Fabio, dopo aver iniziato a lavorare con suo padre si mise in proprio: “Negli anni ’50 aveva un musone Lancia Esatau – ricorda Fabio – poi, negli anni ’60, un autotreno OM Taurus allestito con le “cipolle” per il trasporto del cemento.”

Il papà di Fabio con l’OM Taurus

All’inizio degli anni ’80: “Mio padre divenne agente di commercio e aprì un deposito per la vendita all’ingrosso di elettrodomestici – racconta Fabio – Io mi ero appena diplomato come perito agrario e la mia intenzione era quella di fare il fighetto in giacca e cravatta, tuttavia papà mi convinse ad andare a lavorare con lui. Così infilai il diploma in un cassetto e lo dimenticai lì. A quel tempo papà aveva acquistato per le consegne un Fiat 616 cassonato. Iniziai con quello la mia carriera da camionista. Poi sostituì il 616 con un camioncino Ebro a ruote gemellate con il quale giravo per le province di Bergamo, Brescia e Sondrio a far consegne di lavatrici e frigoriferi.”

Gli anni d’oro

Dopo un po’ di anni il papà di Fabio chiuse l’attività: “Io però mi ero appassionato al mestiere di camionista e non volli lasciare il volante. Così trovai lavoro presso una ditta locale che si occupava di trasporto di profili in alluminio. Mi assegnarono dapprima una motrice Volvo F12 da 380 CV e poi arrivò il camion che non scorderò mai più: il 190/42 Turbostar con cambio Fuller. Era una vera belva. A quei tempi non si andava troppo per il sottile riguardo l’impatto ambientale e da quel tubo di scappamento usciva di tutto. Ma quando affrontavi L’Appennino o la Cisa a pieno carico non ce n’era per nessuno. Il Turbostar stava sempre avanti a tutti. Certamente non era il massimo del comfort però una volta che lo provavi ti rimaneva nel sangue. Poi mi assegnarono un Volvo F16, uno dei primi con faro quadro e motore da 460 CV, un vero e proprio salotto su ruote – racconta entusiasta Fabio –  Gli anni ’80 e ’90 sono stati il periodo più bello per chi faceva il camionista. Amavo il CB: si faceva facilmente amicizia con i colleghi. Bastava che dicessi “io sto partendo da Bergamo, vado verso Ancona” e subito trovavi qualche altro collega che faceva la tua tratta e ti davi appuntamento per prendere un caffè o magari per pranzo.

Viaggi con sorpresa!

In quegli Fabio iniziò a fare anche l’estero: Svizzera, Francia, Germania: “Mi divertivo come un matto. Ricordo che in Svizzera andavo a consegnare presso una ditta sul lago di Costanza. Dopo un po’ di volte mi accorsi che i colleghi, dopo aver scaricato, la sera sparivano. Allora chiesi dove andavano e mi dissero che in un paesino li vicino c’era un buon ristorante italiano gestito da un signore calabrese. Così mi aggregai al gruppo. Notai una certa euforia e occhiate maliziose da parte loro ma nessuno mi diceva nulla. Insomma sembrava tutto ok. Il cibo era buono, l’ambiente confortevole… tanto confortevole che a un certo punto della sera il ristorante chiudeva e si riempiva di entreneuse! Spogliarelliste di prima classe. Per chi voleva poi, c’era la possibilità di intrattenersi in una camera dell’attigua pensione con una delle gentil donzelle. Io che all’epoca ero già sposato me ne guardavo bene…”

Un nuovo lavoro

Inizi anni 2000: Fabio Grumelli, primo a sinistra nella foto.

Arrivano gli anni 2000: “In quel periodo pensai di mettermi per conto mio. Però poi rinunciai subito all’idea: troppe spese, troppe pressioni fiscali. Non mi andava di rischiare, così continuai a fare il dipendente. Da pochi anni avevo iniziato a lavorare per un’altra ditta, che faceva solo nazionale, per stare più vicino a mia moglie, la Mariani Autotrasporti Di Mariani Massimo E Michele S.n.c. di Osio, in provincia di Bergamo, specializzata nel trasporto di componenti per macchinari edili, agricoli e navali. Mi assegnarono un IVECO Eurotech da 310 CV centinato, un camion piuttosto scomodo ma robusto e affidabile.”

L’incidente

Nel 2018 mentre Fabio percorreva la A4 come tutti i giorni con il suo Eurotech, subito dopo Seriate, in direzione Venezia, accade il fattaccio: “Erano le 5:40 di mattina quando da una piazzola di sosta all’improvviso parte un altro camion. Io camminavo regolarmente sulla corsia di destra a 80 km/h. Non c’è stato niente da fare – ricorda Fabio – Sono riuscito solamente a sterzare un pochino per non prenderlo in pieno. Uno schianto micidiale. Lui sarà andato a poco più di 10 km/h. Non so proprio dove avesse la testa. La parte destra della mia cabina è andata in frantumi e con essa una parte del mio bacino e della gamba destra. Disperato, dolorante e sotto shock ero lì che guardavo l’altro autista che era andato completamente in bambola. Il motore del mio camion era arretrato di 80 cm. Mi sono spaventato vedendo del fumo uscire di fronte a me. Capivo che bisognava fare qualcosa. Ho dato una spallata alla portiera e con la gamba buona mi sono messo in piedi sui gradini. Riuscii così a chiamare i soccorsi col mio telefono. Dopo circa 10 minuti giunsero sul posto una pattuglia della stradale e un’ambulanza. Mi hanno imbragato ed in tre mi hanno tirato giù dal camion e poi di corsa all’ospedale. Non so quanti perni, viti e chiodi usarono, sta di fatto che anche dopo qualche giorno dall’intervento non riuscivo a reggermi in piedi. Morale: ho passato un anno sulla sedia a rotelle. Poi ho subito un secondo intervento. A quel punto, vista la gravità della situazione mi hanno messo due protesi, una al bacino ed una alla gamba che arriva quasi al ginocchio. Era il 20 di novembre 2019.” 

La forza di ricominciare

“Il 26 dello stesso mese mi hanno dimesso ed il giorno stesso ho iniziato la riabilitazione che è durata fino al 29 dicembre – racconta Fabio – Da li in poi ho continuato con la fisioterapia a domicilio che è durata fino al mese di febbraio 2020. Finalmente mi reggevo in piedi e potevo camminare. Al termine del lockdown ho ricominciato anche a guidare. Naturalmente ho subito un declassamento della patente e quindi mi è stato assegnato dalla Mariani un camion più piccolo. Sono ormai 25 anni che lavoro per loro. In questi giorni si è chiusa anche l’inchiesta che ha provato la mia completa innocenza e che consentirà il rimborso assicurativo.”  

Fabio ora guida un Eurocargo 120/28 maxivolume, sempre per la Mariani Autorasporti, e continua a girare in Lombardia fra le province della Bergamasca e del Bresciano.

 

 

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