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Giuseppe e Pierpaolo Ciancio: 2 fratelli, un’unica passione

12 novembre 2020
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Serietà, competenza e passione, tramandate dal padre ai figli, sono le qualità che hanno segnato la storia di questa impresa di famiglia

Vincenzo Ciancio ha iniziato la sua attività di autotrasportatore nel 1972 a Castrovillari, in provincia di Cosenza. Da allora ha portato avanti il suo lavoro con competenza e tanta passione. Tramandata quest’ultima ai due figli, Giuseppe e Pierpaolo che oggi sono subentrati al papà in pensione.

Da sempre la Ciancio Trasporti si occupa di trasporto di materiale edile e di legname semilavorato per imballaggi o per le fabbriche di mobili.

Il primo camion dell’impresa Ciancio: un Fiat 691N 4 assi, cassonato ribaltabile.

Giuseppe (Peppe per gli amici), il fratello più grande, ha 33 anni e sin da bambino ha nutrito una grande passione per i camion: “Già da quando avevo due anni papà mi portava in giro con lui con il camion. Anche quando ero più grande e andavo a scuola, non vedevo l’ora di andare in vacanza per viaggiare con lui. All’epoca aveva un bellissimo Fiat 691 4 assi. A dieci anni sapevo già fare le manovre!”  Ultimati gli studi in ragioneria, Giuseppe ha preso le patenti per il camion ed ha iniziato a lavorare con il padre: “All’epoca avevamo solo un camion, un IVECO Eurostar, ed io facevo da seconda guida mentre papà mi insegnava i trucchi del mestiere.” Dopo l’Eurostar venne la volta di un MAN, poi di un DAF, poi di un Volvo: “Il secondo camion lo comprammo nel 2015, un DAF 85 CF 460 – racconta Peppe – Mi sono sempre piaciuti i DAF, sono camion spaziosi, essenziali.”

Il DAF 85 CF 460

Nel 2019, Vincenzo, il papà di Peppe, va in pensione: “Per mandare avanti la tradizione familiare anche mio fratello più piccolo Pierpaolo, dopo aver concluso gli studi universitari, è entrato nel team.” 

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Pierpaolo Ciancio, 26 anni, dopo essersi diplomato ragioniere si è iscritto all’Università della Calabria a Cosenza: “Li ho vissuto per tutti e tre gli anni di corso in Economia Aziendale. Ora devo solo presentare la tesi di laurea. Nel frattempo mi sono messo a lavorare per la nostra azienda. E’ importante mandare avanti l’attività di famiglia. Anche io come Peppe sono appassionato di camion, anche perché con nostro padre che faceva questo lavoro sarebbe stato impossibile non appassionarsi. Il suo è stato un grande esempio. Però coltivo in parallelo il sogno di diventare un consulente aziendale.”

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“Ci muoviamo tra il sud e il centro Italia – spiega Peppe –  Generalmente si percorrono 2.500 / 3.000 chilometri alla settimana. A volte più, a volte meno. Quest’anno con il lockdown siamo stati fermi due mesi purtroppo. Il nostro settore era completamente fermo. Ma poi per fortuna abbiamo ricominciato a lavorare.”

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Attualmente il parco mezzi è costituito da un MAN TGX 18.480 del 2014 che guida Pierpaolo, dal DAF XF 530 FT del 2019 affidato a Peppe e un vecchio Scania R500, acquistato usato di recente, che serve come jolly, e tre semirimorchi: un cassonato Viberti del 2011, un centinato Schmitz del 2014 e un centinato Kögel del 2020.

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“Nel 2019 abbiamo acquistato il nuovo DAF XF in allestimento Exclusive – dice Peppe – Dopo averlo ordinato nel mese di novembre 2018 presso la concessionaria Delcom di Rende (CS), abbiamo dovuto aspettare tre mesi prima che ce lo consegnassero.” 

Finalmente, dopo tanta attesa, per via della scelta del colore particolare (verde petrolio metallizzato) il DAF è arrivato: “Bellissimo. Nonostante le imponenti dimensioni della cabina, esternamente le linee morbide e arrotondate la rendono quasi sexy – sorride Peppe – A differenza dei modelli precedenti che erano molto spigolosi, anche se a me piacevano ugualmente. Il colore poi era proprio quello che immaginavo quando scelsi nella mazzetta propostami dal concessionario. Lo trovo molto elegante. L’allestimento Exclusive prevede inoltre botola tetto, fendinebbia, luci di svolta, spoiler, fender laterali, minigonne, e i bellissimi cerchi Alcoa Durabright. Con questo particolare allestimento DAF fornisce solo le luci anabbaglianti a LED. Io ho preferito sostituire tutte le altre lampadine con delle luci a LED della OSRAM.”

“Sono innamorato del mio lavoro e del mio camion, quando sono all’interno della cabina mi sento a casa – dichiara Peppe con entusiasmo – Non potevo non scegliere una Super Space Cab, viste le mie dimensioni. Sono piuttosto robusto e alto 1,83, però riesco a stare tranquillamente in piedi senza toccare il soffitto. Capita raramente di dormire in cabina con il nostro lavoro, tuttavia, quando capita non è certo un problema. Il letto inferiore è bello largo e comodo.” 

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Mentre Pierpaolo guida il camion solo da due anni, da quando cioè ha preso le patenti: “Ho iniziato con il vecchio DAF CF85 con cambio manuale. Un ottimo veicolo per imparare. Poi abbiamo acquistato il MAN. Un buon usato con circa 600.000 km. A differenza di Peppe, io sono meno appassionato per le personalizzazioni ed anche meno esperto. Quindi guido più serenamente un veicolo usato e senza preziosi allestimenti. Magari un domani qualche acciaio o lucina in più ce li metterò. Per il momento mi va bene così. Trovo che il MAN sia una macchina molto efficace. La cabina è spaziosa e confortevole. Ha un’ottima visibilità, specie in manovra. Qualche volta, nelle tratte lunghe, quando andiamo in Sicilia, mi capita di dover dormire in cabina. La trovo veramente comoda. Ora ai 600.000 iniziali ne ho aggiunti altri 35.000 di chilometri e non mi ha dato mai un problema.”

Il DAF customizzato

Nonostante l’aspetto del nuovo DAF fosse già elegante e personalizzato con kit acciai montato dal concessionario, Peppe voleva qualcosa di più: Mi rivolsi alla Rinocustom. Feci subito amicizia con Rino Acito e, insieme a lui, ci entusiasmammo nel progettare la customizzazione del mio DAF. Volevo un camion dal look nordico. Come quelli che incontri in autostrada provenienti dall’Olanda o dalla Danimarca. Mi sembra che alla fine ci siamo riusciti. Temevo alla proposta di Rino di applicare gli inserti wrap bianchi. Ma devo dire che aveva ragione. Sono bastati quelli, una sottile linea rossa, per dividere la parte inferiore della cabina da quella bianca superiore, e poche sottili linee in acciaio, per trasformare il DAF nel Mio DAF.”

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