Giuseppe Scanavacca, lavorare in Valsesia

22 giugno 2020
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Un autotrasportatore della Valsesia ci racconta la sua storia, la sua passione per i camion e il prima, durante e dopo il lock-down

Giuseppe, Beppe per gli amici, è un giovane imprenditore di 36 anni di Grignasco in provincia di Novara, nella Valsesia, che ha ereditato la passione per i camion dal papà Franco. “Nei primi anni ’70 mio padre prese la patente per il camion sotto naja – racconta Beppe – Fece le sue prime esperienze come autiere nell’esercito. Una volta congedato iniziò il suo lavoro da camionista per dei corrieri locali. Poi acquistò il suo primo camion da padroncino, un Fiat 682. Trasportava un po’ di tutto: mobili, carta, tessuti, insomma tutte le produzioni locali. Io, nel frattempo, appena trovavo un momento libero dalla scuola mi infilavo nella cabina del camion di papà. La mia prima manovra la feci a 9 anni!”

Gli anni passano, Beppe diventa grande e, appena compiuti 18 anni, inizia a dare gli esami per le patenti uno dopo l’altro (all’epoca si poteva). “Una volta patentato ho iniziato a lavorare con papà. All’epoca avevamo una motrice IVECO 135 due assi che guidava solo papà. In seguito, lui comprò un bilico per trasporto container ed io il mio primo camion, un Mercedes-Benz – ricorda Beppe – Col passare degli anni sono subentrato a papà nella gestione dell’impresa. Ho iniziato a lavorare con le cartiere. Nel giro di due anni ho comprato un altro bilico. Poi ho iniziato a lavorare con l’acqua. Dopo qualche tempo acquistai un autotreno. Ero molto orgoglioso di quell’acquisto, mi serviva per il trasporto delle acque minerali. Poi quando sono arrivato nel cortile di casa mi ha preso il panico con la manovra! Era veramente complicata. Poi piano piano mi ci sono abituato.”

Con il passare degli anni i camion sono aumentati fino ad arrivare agli attuali sei, tre autotreni e due bilici più la motrice del padre di Beppe che continua a lavorare, trasportando di tutto a livello locale ma con la patente declassata, vista l’età. “In azienda, oltre a me e mio padre, collaborano con noi quattro autisti dipendenti, tra cui, Andrea Fusaro, che già conoscete, tutti con grande esperienza.”

 

Il prima, il durante e il dopo il Coronavirus

“Prima dello scoppio della pandemia la maggior parte del fatturato era generato dal trasporto delle acque minerali per ristoranti – evidenzia Beppe – Poi purtroppo la chiusura totale ha determinato il crollo di quel mercato. Fortunatamente ci siamo rifatti con le consegne di acqua minerale in formato da un litro destinata alle consegne porta a porta. Mentre prima i maggiori acquirenti erano nel Veneto e in Emilia-Romagna, durante il lock-down, ci siamo trovati a trasportare in piena zona rossa Lodi, Codogno, Bergamo e dintorni, Brescia, Como. Ad un certo punto mi sono chiesto se ne valeva la pena rischiare la vita mia e dei dipendenti… devo ringraziare proprio loro che mi hanno incitato a continuare.”

Le mascherine

Franco e Beppe Scanavacca con mascherina

“Ci siamo attrezzati di tutto punto con mascherine, guanti e detergenti disinfettanti e abbiamo continuato a lavorare. Anche quando le mascherine erano introvabili, i miei ragazzi sono riusciti a scovarle. Poi ne ho fatto incetta di un grosso quantitativo pagandole “oro” pur di lavorare in tranquillità.

Andrea Fusaro al lavoro con mascherina

Mai fermi

“Il solo trasporto dell’acqua da tavola però non poteva bastarci così mi sono rivolto alla cartiera della Valsesia – spiega Beppe – Fortunatamente hanno iniziato ad assegnarci lavoro e questo ci ha permesso di sopravvivere. Trasportiamo carta per uso domestico in Piemonte, Lombardia e Veneto. Certamente durante tutto questo periodo l’accoglienza delle piattaforme logistiche ha rasentato la paranoia, ma non li biasimo: l’irreprensibilità del personale nell’applicazione delle misure preventive è necessaria sia per loro che per noi.”

È stata dura

“La cosa peggiore, durante i nostri viaggi, è stata la chiusura degli autogrill e dei bagni. Anche se tutti i nostri camion sono equipaggiati con frigo e fornelli per cucinare. Però non potersi fare le docce è stata dura. Anche ora le piattaforme per la distribuzione della carta sono serrate e ti tocca stare in cabina tutto il tempo. Secondo me ne avremo ancora da scontare.”

La ripresa

“Oggi continuiamo con il trasporto dell’acqua e della carta – spiega Beppe – Per quello che riguarda il traffico diciamo che in zona poco è cambiato: noi siamo ai piedi del Monte Rosa e qui c’è sempre poco traffico. Mentre la tangenziale di Milano ha ripreso a pieno ritmo con i suoi noiosi sotp&go.”

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