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Il Fiat 241 TN di Mauro Bonicco

14 aprile 2019
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Le magiche mani di “Maurino” ci regalano un’altra opera d’arte che ci riporta indietro fino agli anni ’60, il modello del Fiat 241 TN

Prodotto dalla Fiat dal 1965 al 1974 il 241 costruito sulla base della 1100 T aveva la trazione posteriore ed utilizzava sia un motore a benzina di 1.438 cm³ che un diesel  di 1.895 cm³. Molto versatile, era disponibile in versione furgone, telaio cabinato, telaio a doppia cabina, con prtata utile fino a 1.400 kg.

La versione riprodotta da Mauro Bonicco è il telaio cabinato allestito con cassone a sponde ribaltabili.

Il ricordo di Gabriele Bolognini

“Questo modello mi riporta in mente vecchi ricordi. A dirla tutta si tratta del primo veicolo che ho “guidato”. Era circa il 1968 quando da ragazzini ad Ancona si andava a giocare a pallone nella rampa di un garage dietro al nostro condominio. La lieve pendenza ci consentiva di giocare. Ogni volta i capitani delle due squadre improvvisate si giocavano a pari o dispari la parte in discesa (che poi diventava comunque salita…). Un bel giorno nel cortile, appoggiato sulla destra contro il muro del palazzo, c’era quel camioncino Fiat 241. Grigio chiaro, un po’ ammaccato e privo di motore. Noi ragazzini, dapprima contrariati, per l’invasione del nostro campo di calcio, cogliemmo subito dopo l’opportunià per divertirci di più. Appoggiato li momentanemente dal carrozziere del palazzo di fronte, il Fiat 241 era in attesa di cure meccaniche e di carrozzeria. Marco, il più indomito fra noi, prese l’iniziativa e si mise al posto guida e dopo un paio di “bruum, bruum…” abbassò la leva del freno a mano. Il camioncino lentamente si avviò sulla discesa. Marco, tuttavia non si perse d’animo e tirando la leva del freno a mano riuscì a fermarlo. Tutti insieme poi lo spingemmo al suo posto. In men che non si dica, a turno, iniziammo a ripetere l’esperimento, lanciandoci sempre più lontano… un metro, due, tre fino in fondo alla discesetta! E poi tutti insieme a faticare per spingerlo su. Una gioia infinita! Fino a che la solita zitella del piano di sopra, la stessa che ogni volta minacciava di bucarci il pallone, non si mise a urlare come una cornacchia: “E’ pericoloso disgraziati, fermatevi!”. A quelle urla accorse il carrozziere. Alla vista dell’omone sparimmo in un battibaleno passando attraverso il buco di Achille, ovvero un buco nella recinzione che portava dritto al giardino del nostro amico. Bei tempi! Grazie Maurino!”

Gabriele Bolognini

 

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