Il Saviem TP3 4X4 di Elia

26 maggio 2020
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“Amo tutti i camion da quando sono bambino – ci racconta Elia Moutamid, bresciano di origini marocchine – ma soprattutto nutro una passione sfegatata per i vecchi Saviem”

Nel 1988 il papà di Elia, Aldo Moutamid, acquistò un Renault Saviem (*) SG3 usato con ruote gemellate a passo lungo. All’epoca Aldo, commerciava in macchinari per la produzione delle scarpe. Li acquistava usati in Italia e li trasportava in Marocco per rivenderli proprio con il Saviem. Da lì è nata la passione per i camion di Elia.

(*) Saviem era un vecchio marchio francese nato negli anni ’60 dalla fusione di Renault camion e bus con Somua e Latil, ed inglobato, alla fine degli anni ’70, dalla Renault Véhicules Industriels. (N.d.r.)

“All’epoca avrò avuto 6 o 7 anni. Quando vedevo papà guidare l’SG3 mi faceva sognare e desiderare di crescere in fretta. Lo osservavo per capire come funzionava il camion. A sette anni ero già in grado di parcheggiarlo! Spesso accompagnavo papà nei suoi giri e insieme fantasticavamo su viaggi avventurosi in Marocco, la nostra terra d’origine.”

Nato a Fès in Marocco 37 anni fa, Elia Moutamid è stato “trapiantato” a Rovato in Franciacorta (BS) ad appena due mesi di vita. Dal papà Aldo ha ereditato la passione per i camion, tuttavia negli anni, l’amore per il cinema ha preso il sopravvento. Oggi Elia è un regista ed attore per il cinema e la TV. Però la voglia di fare quel viaggio in camion nel Sahara con il padre, sognato sin da bambino, lo ha accompagnato in tutti questi anni fino a che…

Ritrovamento e restauro

Nel 2010 un amico segnala ad Elia la presenza di un Saviem TP3 4X4  a Cesena. Elia, precipitatosi a Cesena lo compra senza indugio. Ben presto però si accorge che il veicolo è molto più malandato di quel che sembra: “Credetemi il TP3 era un vero e proprio rottame. Tuttavia nel mio cuore ero profondamente convinto che quel povero relitto sarebbe tornato agli antichi splendori!”

Una volta acquistato il “rottame” e trasportato con una bisarca a casa, Elia, sfruttando l’ospitalità in cascina di un amico, si arma di flessibili, scalpelli da ferro, saldatrice e parte con il restauro.

“Dopo circa tre settimane di smantellamento sono riuscito a denudare il TP3 dalle sue lamiere vecchie e marce. La meccanica stava abbastanza bene nel complesso e me la sono cavata con qualche piccolo intervento qua e la.  Ho ricostruito la cabina, in parte con pezzi recuperati da un altro Saviem rottamato, ed in parte con la vetroresina.” 

Per ricreare la cellula abitativa Elia ha sfruttato una vecchia roulotte in vetroresina riuscendo ad adattarla al telaio del camion. Dopo ben cinque anni di duro lavoro, ritagliato nel tempo libero, il piccolo Saviem TP3 4X4 rinasce più bello che mai e, soprattutto pronto per affrontare la sfida del Sahara.

Il giro del Marocco con papà

Finalmente la tanto sognata avventura con papà Aldo, ormai in pensione, può prendere vita e così dopo aver discusso i dettagli e pianificato il viaggio, i due prendono la strada.

“Siamo partiti da Rovato all’inizio di Febbraio 2016 con il TP3 carico di ricambi, nel deserto non si scherza.” Per percorrere i 2.200 km che separano Rovato da Gibilterra i due ci hanno messo quasi quattro giorni. “Una volta arrivati in Marocco, durante il trasferimento da Tangeri e Fès si sentivano rumori strani dalla ruota posteriore sinistra, era il cuscinetto del mozzo che ci stava lasciando – racconta Elia – Fortunatamente a Meknes abbiamo trovato un meccanico che in poche ore ci ha riparato il danno chiedendoci solo dieci euro!”

Una volta ripresa la marcia Aldo ed Elia, contendendosi il volante del TP3, si sono diretti verso Fès, famosa per la sua splendida medina e luogo di nascita di Elia.

“La nostra meta però era il deserto – ricorda Elia – quindi decidemmo di puntare verso l’oasi di Merzouga. Qui ci siamo cimentati in un paio di passaggi sulle dune degni del Rally Dakar. Il TP3 ha tirato fuori le sue doti di gran fuoristradista e, grazie anche all’esperienza di papà, siamo riusciti a tirarci fuori brillantemente da diverse situazioni complicate. Passato lo stupefacente scenario delle Gole di Todra ci siamo diretti verso Ouarzazate, una cittadina costruita dai francesi negli anni ‘20 famosa per gli studi cinematografici. Qui vengono girati tutti i film ambientati nel deserto come Lawrence d’Arabia, Il tè nel deserto o Kundun di Martin Scorsese.”

“Poi il nostro stupefacente Paese ci ha mostrato la maestosità delle montagne percorrendo il tortuoso Tizi n’Tichka (valico dei pascoli) che arriva fino a 2.260 m di altezza – continua Elia – Fortunatamente non abbiamo trovato neve e, scendendo, ci siamo diretti verso Marrakech. Città divenuta famosa in Italia grazie al film di Salvatores. Poi percorrendo circa 200 km di strada statale abbiamo raggiunto la città costiera più bella del Marocco, Essaouria. Infine, percorrendo tutta la costa, abbiamo raggiunto Tangeri, dove ci siamo imbarcati per Genova, risparmiando così il nostro bravo TP3 che, tranne l’inconveniente iniziale, si è comportato benissimo!”

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