L’appassionante racconto di Beppe Simonato alla Dakar 2021

8 febbraio 2021
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Partiti all’ultimo minuto, Beppe Simonato ed il suo amico Claudio Berro, a bordo del Tekne Graelion, hanno partecipato e concluso eroicamente una gara veramente difficile

All’inizio di novembre era ancora incerta la partecipazione alla Dakar a bordo del Graelion, un veicolo multifunzione costruito dall’abruzzese Tekne, che, oltre a produrre componenti e veicoli off-road è anche concessionaria ASTRA: “Fino all’ultimo eravamo indecisi se affrontare quest’avventura – racconta Giuseppe Francesco Simonato, Beppe per gli amici – In realtà il progetto di partecipare alla Dakar è nato due anni fa. Verso la fine di gennaio 2019 venni contattato dalla Tekne per sviluppare una versione da gara del loro Graelion. Accettai la consulenza di buon grado, felice di iniziare una nuova avventura.”

Il Tekne Graelion durante un test drive

Beppe, attualmente motorsport expert per IVECO, ha partecipato ad una 10na di Dakar sin dalla metà degli anni ’90, ricoprendo vari ruoli, da pilota concorrente a team manager a pilota di camion assistenza: “Per il nuovo pensai di coinvolgere l’amico Claudio Berro, un altro grande esperto di gare internazionali, ex navigatore di rally, ex direttore sportivo di importanti team come Ferrari F1 e Peugeot (sia in ambito rally, sia pista) che accettò subito – sottolinea Beppe – Oltre a condividere la passione per i motori ed i lunghi anni di esperienza sui campi di gara tra me e Claudio c’è un profondo rapporto di stima e amicizia nato ai tempi del progetto Fiat Iveco Pandakar.”

Equipaggio formato, mezzo disponibile, ma…

A quel punto sembrava che tutte le carte fossero in regola per iniziare l’avventura. Senonché è arrivato il signor Covid che ha sparigliato le carte in tavola bloccando tutto il mondo così: “L’intenzione di partecipare a questa Dakar è giunta dopo mille titubanze, un po’ dettate dal periodo, un po’ dalla preparazione del Graelion ancora non perfettamente pronto per la gara. Si e’ comunque deciso di partire all’ultimissimo secondo, cioè a fine novembre con mille dubbi sulla riuscita di tutta l’operazione. Gli stessi organizzatori della Dakar fino all’ultimo erano dubbiosi a causa della pandemia. Poi hanno dato il via libera con le dovute cautele, adottando protocolli sanitari molto rigorosi. Il 21 dicembre abbiamo imbarcato il Graelion a Savona per Jeddah quando già il resto dei concorrenti era lì da quasi un mese.”

Beppe Simonato e Claudio Berro sull’aereo per Jeddah

Una Categoria speciale

Il Tekne Graelion alla Dakar 2021 era iscritto alla categoria dei veicoli sperimentali, una categoria a parte che corre parallela alla competizione. Si distinguono dagli altri per una “E” (Experimental) posizionata prima del numero di gara. Questi veicoli sperimentano soluzioni tecnologiche innovative che, se valide, verranno adottate per le prossime Dakar. Nel caso del Graelion ad esempio si trattava di provare i nuovi ponti, riduttori e mozzi prodotti dalla Tekne: “Data la segretezza delle soluzioni testate non avevamo i riflettori puntati come tutti i concorrenti ma eravamo allacciati regolarmente al resto della carovana – spiega Beppe – Il nostro Graelion era spinto da una catena cinematica convenzionale con motore e cambio FPT di serie (che poi sarebbero gli stessi dell’IVECO Daily – n.d.r.) e ciclistica Tekne.”

Una Dakar particolarmente dura

“Voglio specificare che a differenza dei team più importanti noi eravamo completamente soli a bordo di un veicolo con il box carico di ricambi e due ruote di scorta – racconta Beppe – Quest’anno poi la Dakar si è presentata particolarmente ostica. Infatti come regola il Road Book veniva consegnato agli equipaggi pochi minuti prima della partenza. Questo per evitare le eccessive velocità raggiunte dai concorrenti nelle precedenti edizioni dove, conoscendo il percorso in anticipo, lo si poteva programmare e, di conseguenza, spingere di più sul gas durante le varie tappe. In compenso i concorrenti in gara hanno avuto parecchie difficoltà di navigazione. Noi, senza l’incubo del cronometro, siamo riusciti di orientarci seppur con qualche difficoltà e nonostante le nozioni di navigazione di Claudio risalissero a 40 anni prima. Ogni volta che ci addentravamo nel deserto ci chiedevamo se ne saremmo usciti, ma ce l’abbiamo sempre fatta con tanto coraggio e una volontà di ferro!”

Levatacce ed ore piccole

“La mattina generalmente la nostra classe prendeva il via tra le 06:00 e le 08:00. Dopo lunghe ed estenuanti marce di trasferimento affrontavamo le speciali, che per noi erano un mix tra le speciali della gara principale e del percorso dei veicoli Classic (la nuova categoria introdotta quest’anno nella Dakar – n.d.r.) – spiega Beppe – Arrivati al bivacco la sera il catering dell’organizzazione ci accoglieva con pasti caldi sotto un enorme tendone, nel rispetto più rigoroso delle norme anti Covid. La sera le temperature nel deserto scendevano fino a 0° C, a differenza del giorno dove si raggiungevano i 27 / 28° C. Noi per dormire utilizzavamo un angolo ricavato tra i vari ricambi dentro al box del nostro camion, dove stare più riparati rispetto alle tende. Dopo cena si stava in cabina ad annotare le sensazioni di guida e le modifiche da suggerire al costruttore. Io parlavo e Claudio scriveva al computer. Non si andava mai a dormire prima delle 21:30 / 22:00.”

Una rottura, anche se di lieve entità, può metterti fuori gioco

“Alla fine della settima tappa tra Ha’il a Sakaka, giunti al traguardo ci siamo accorti di una forte perdita d’olio dal mozzo anteriore sinistro – racconta Beppe – Li per li ci siamo visti persi. Ma poi, grazie alle esperienze acquisite come meccanico di fortuna, partecipando a varie edizioni di Overland, la sera mi sono rimboccato le maniche e, facendomi guidare dai meccanici della Tekne per telefono, sono riuscito a smontare il Corteco esploso, causa della perdita d’olio dal mozzo ruota. Trattandosi di un ricambio commerciale abbiamo avuto la fortuna di trovare il pezzo da un ricambista locale nella vicina città di Sakaka. Il giorno dopo, rimontato il tutto, anche se in ritardo abbiamo ripreso la marcia.”

Un delirio per gli pneumatici

“Ogni Dakar ha le sue peculiarità. In Arabia Saudita il percorso prevede molti passaggi in letti di fiume in secca, i cosiddetti Ohued, poi percorsi pieni di sassi e pietre taglienti che sono una vera tortura per gli pneumatici. Anche la sabbia del deserto non è mai uguale. Tuttavia, grazie agli pneumatici Continental in dotazione (assolutamente di serie) e alla mia guida accorta, non abbiamo mai subito una foratura. Nei momenti più difficili, per superare gigantesche dune formate da una sabbia particolarmente fine e scivolosa parlavo alle gomme – scherza Beppe – gli dicevo: “attacca gomma, attacca”; e la gomma, come per magia attaccava veramente ma grazie soprattutto alle pressioni ideali che talvolta abbassavamo fino ad 1 atm!”

Bilancio?

“Assolutamente positivo – dice Beppe – tanto che per quest’altro anno, il progetto dovrebbe proseguire con la costituzione di un vero team con veri camion da competizione per partecipare alla gara vera e propria. Penso che ne riusciremo ad iscrivere due o tre alla prossima Dakar. Il nuovo team sarà diretto da Claudio Berro. Io rivestirò ancora il ruolo di pilota e, come navigatore, ho già in mente un nominativo… ma per il momento rimane un segreto!” 

Beppe Simonato accanto al Graelion a fine gara