Laura Mihaes camionista per passione

17 dicembre 2020
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Una passione ostinata quella di Laura, oggi camionista da oltre un anno: un sogno coltivato si da bambina

Laura, romena di nascita, vive in Italia, a Roma, da circa 9 anni, da poco più di un anno è riuscita a coronare un sogno che aveva sin da piccola, guidare il camion come il suo papà.

“La mia passione nasce da quando ero bambina. Mi piaceva tanto salire sul camion di papà. Quando finivo la scuola volevo sempre andare in giro con lui!”

Il suo italiano è fluido con un lieve accento da est Europa. La più grande di sei fratelli, quattro maschi e due femmine, Laura da bambina era l’unica ammaliata dal camion: “Papà girava con un vecchio Saviem della ditta per cui lavorava. Trasportava materiali per l’edilizia. Adoravo quel camioncino anche se si rompeva ogni due per tre. Qualche volta, nel cortile, me lo faceva anche guidare. Ricordo che mi dovevo aggrappare con tutte e due le mani sulla leva del cambio per cambiare marcia.”

Passano gli anni e Laura finisce le scuole diplomandosi in contabilità, quella che in Italia chiamiamo ragioneria, il chiodo fisso rimaneva però quello di fare la camionista ma: “Eh niente, papà non voleva. Diceva che dovevo cercarmi un altro lavoro, che non era vita per me e alla fine litigammo. A quel punto decisi di andar via di casa e raggiungere i miei zii in Italia, avevo 19 anni.”

E’ iniziata così l’avventura italiana. Una volta a Roma, grazie agli zii, Laura trova prima un impiego come barista e poi come aiuto pasticcera. Intanto il sogno del camion rimaneva nel cassetto a fermentare. Con i soldi messi da parte con quei lavori Laura si iscrive a scuola guida e con ferrea volontà riesce a prendere le ambite patenti.

“Sentivo di avercela fatta. Mi misi a cercare lavoro. Molti appena mi vedevano mi dicevano che ero troppo giovane, che non avevo esperienza, che non era il lavoro adatto per una ragazza e così via… Altri invece erano disposti a lasciarmi un bilico tra le mani senza neanche una spiegazione! Mi domandavo se erano matti o che… un bilico mica è una bicicletta! Poi finalmente trovai una ditta seria che fa trasporto frigo. Mi assegnarono un autista anziano che mi ha accompagnato per i primi viaggi spiegandomi tutto, una persona molto gentile,  e poi ho iniziato ad andare da sola. I primi tre mesi ho lavorato nel trasporto di linea. Caricavo frutta fresca ai mercati generali di Roma e la distribuivo al nord Italia. Arrivavo fino al trentino. Mi piaceva molto. Una volta scoppiata la pandemia sono passata alla  distribuzione regionale, cambiando ditta, per garantirmi il rientro a casa tutte le sere.”

Sempre alla guida di un bilico Laura riforniva tutti i supermercati di Roma e provincia con le provviste alimentari.

Mi dispiaceva che proprio all’inizio della mia carriera da camionista sono incappata in questa brutta situazione ma, al tempo stesso, ero molto orgogliosa di quello che facevo e che il mio lavoro risultasse utile alla gente.”

Ma poi le tensioni al lavoro dovute al “bullismo” di alcuni colleghi e la riduzione dello stipendio, dovuta all’attuale situazione, hanno costretto Laura a rassegnare le dimissioni.

“Purtroppo devo ammettere che il trattamento peggiore mi è stato riservato proprio da colleghi rumeni. Non facevano altro che dirmi che le donne devono rimanere a casa, cucinare, rammendare i calzini, fare figli… Che in questo periodo di crisi non è giusto rubare il lavoro agli uomini. Insomma una collezione di luoghi comuni insopportabili. Senza contare gli insulti e le parolacce. Fortunatamente ho conosciuto anche tanti colleghi bravi e gentili.”

Oltre alla discriminazione di genere Laura ha dovuto subire quello che in gergo militare si chiama “nonnismo” con autisti più navigati che la guardavano fare manovra senza darle un minimo di aiuto: “Mettere un bilico in ribalta non è una cosa facile, specie per i principianti. Così tante volte mi sono trovata in situazioni imbarazzanti con colleghi che mi guardavano sogghignando a braccia conserte invece di darmi una mano.”

La “ciliegina sulla torta” è arrivata con la proposta di diminuire la paga a 7 euro l’ora. “Con questa cifra – dice Laura – vado a fare la cameriera, almeno non mi sveglio all’una o alle tre di notte per andare a caricare! Così purtroppo sono stata costretta a rassegnare le dimissioni.”

Poi, dopo un breve periodo di fermo, Laura, grazie alla segnalazione di un collega, ha trovato un nuovo lavoro: “Ora, non solo vengo pagata il giusto – dice Laura – ma lavoro in un ambiente più sereno. Anche se sono l’unica donna autista in azienda e con poca esperienza, i nuovi colleghi si sono dimostrati molto gentili e comprensivi. Mi hanno affidato un bel camion nuovo, un IVECO Stralis XP. Faccio la media linea e trasporto prodotti ortofrutticoli da Roma alla UNILOG di Bologna con un bilico. Lavoro cinque giorni alla settimana. Capita anche di dormire fuori tre o quattro notti alla settimana, ma per me non è un problema: l’hotel Stralis è abbastanza comodo. Qualche volta partiamo da Roma in tandem con un collega, una persona molto gentile. Anche il personale della UNILOG si è dimostrato molto gentile con me. Mi aiutano soprattutto con la compilazione delle bolle che sono ancora un mio punto debole. Poi non devo mai pensare al carico o allo scarico del camion, se ne occupano sempre loro, sia a Bologna che a Roma. Io devo solo guidare.”

Tanti auguri per tutto Laura, la tua passione ti ha fatto superare mille ostacoli e mille pregiudizi! Continua così!

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