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Roberto e la Giulia

9 agosto 2020
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Storia di una passione e di un grande amore per un’Alfa Romeo indimenticabile!

Roberto Tagliabue

Roberto Tagliabue è un amico e collega giornalista del settore automotive. Ci siamo conosciuti diversi anni fa in qualche trasferta in giro per il mondo. Una chiacchiera su qualche shuttle, da o per un aeroporto, una pausa in qualche conferenza stampa di fronte a un caffè ed ecco che, tra una parola e un’altra, spicca la passione comune per le auto del biscione. Così quando Roberto inizia a raccontarmi della sua Giulia Super 1.6 color Blu Posillipo quasi mi commuovo ripensando all’amata Giulia di mio padre dello stesso colore, sempre 1.6 ma TI. Che auto, che rombo, che motore: “Disegnata dal vento”, recitava lo slogan di lancio dell’Alfa Romeo.

(Gabriele Bolognini)

All’inizio era Lancia

La passione per l’automobile di Roberto nasce con la Lancia del papà: “Nel 1968, papà acquistò una Fulvia Gt berlina con il cambio a cloche, all’epoca un optional, perché di serie era al volante. Avevo 5 anni e me ne innamorai subito – ricorda Roberto – Incredibile ma vero, 13 anni dopo, la patente la presi con quella macchina li. Una volta le macchine si tenevano a lungo nelle famiglie. La cotta per la Lancia durò a lungo. Così con i primi guadagni, nel 1986, mi sono comprato una Fulvia HF 1.6 fanalino (non la fanalona) del 1971 che era già una youngtimer. Con quella iniziai a fare le gare di regolarità accompagnato dalla mia fidanzata di allora in veste di navigatrice.”

“Dopo qualche anno, però lei si stufò a abbandonò l’automobilismo e me. Io non mi scoraggiai, la passione per la mia Fulvietta e le corse di regolarità era così tanta che contagiai anche il mio amico, nonché marito di mia sorella, Carlo Spreafico. Continuammo così per qualche tempo ancora a fare le corse di regolarità, però entrambe cercavamo qualcosa di più adrenalinico. Entrambe avevamo in mente un’Alfa. E poi… sono nato nella zona del Portello, la mia scuola era in via Gattamelata che terminava con i cancelli dell’Alfa Romeo, un’altra grande passione!”

L’arrivo della Giulia e la preparazione

“Fu proprio Carlo a trovare la Giulia, un 1.6 Super del 1965, ancora in buone condizioni. Eravamo agli inizi degli anni ‘90 – racconta Roberto – L’acquistammo ai mezzi e decidemmo di prepararla per i rally storici anche se non disdegnavamo la pista. Era una macchina che con costi modesti ti permetteva di correre e divertirti.” 

Il motore

“Per il motore ci rivolgemmo ad Erardo Vacchini, noto preparatore milanese. La nostra Giulia la prese in cura un giovane meccanico, Saverio Papalia. Seguendo quindi le specifiche Gruppo 4 – Periodo F (fino al 1965), vennero lucidati i condotti di aspirazione ed installati nuovi alberi a camme con alzata più lunga e valvole al sodio; cambiate le canne e adottati pistoni ad alta compressione; sostituito i prigionieri originali con quelli più robusti delle 2000. Poi facemmo revisionare i carburatori Weber da 40 doppiocorpo utilizzando getti maggiorati. Eliminammo la scatola del filtro dell’aria a favore di 4 tromboncini. Inoltre, venne adottata una nuova linea di scarico con diametro maggiorato ed eliminato il silenziatore centrale, mantenendo tuttavia il percorso di serie. La pompetta AC della benzina venne sostituita con una pompa elettrica, mentre al posto della dinamo originale prese posto un alternatore. Insomma, alla fine della fiera, riuscimmo a guadagnare una quarantina di cavalli passando dagli originali 98 ai 130/140 (mai misurati al banco). Sta di fatto che quel motore ci regalò tante soddisfazioni. Durante tutti e quattro gli anni di gare che seguirono non fu mai più riaperto.”

Il cambio

“Col tempo il cambio di serie venne sostituito con un ravvicinato chiamato “Nanni Galli” (come il famoso pilota toscano) con una prima lunghissima e gli altri quattro rapporti molto vicini. Inoltre, montammo una coppia conica più corta, 7/41 con differenziale autobloccante al 55%. La velocità massima si ridusse a 160 km/h ma all’uscita dei tornanti, nei rally, decollavamo!”

L’assetto

Per quanto riguarda l’assetto, montammo molle più basse abbinate ad ammortizzatori Koni sport gialli.”

Interni racing

“Gli interni vennero completamente spogliati fino all’eliminazione dell’antirombo. Installammo un roll-bar a gabbia, sedili racing e cinture a 4 punti della SPARCO. A completare la preparazione: stacca batteria omologato FIA, ganci fermacofani ed estintore brandeggiabile. Il volante di serie lo sostituimmo con uno sportivo tre razze a calice da 35 mm di diametro. Infine, un termometro dell’olio andò a sostituire l’orologio al centro del cruscotto.”

Esterni quasi di serie

“Poche furono le modifiche esterne se non dipingere il musetto di giallo, un vezzo mutuato dalle gare di durata dei team ufficiali Alfa Romeo per distinguere gli equipaggi, ed installare un doppio impianto di fari ausiliari (Cibié Oscar) con cruscottino dedicato (creato da me) che inglobava anche il pulsante di avviamento, posizionato nell’alloggiamento dell’autoradio. Inoltre allargammo il canale dei cerchi di serie da 15″ in lamiera per ospitare le gomme più larghe da gara.”

Le gare

“Entrambe, oltre all’esperienza nelle gare di regolarità, ci eravamo formati alla scuola rally di Vittorio Caneva – spiega Roberto – Io personalmente avevo fatto scuola di guida veloce su ghiaccio anche con Lele Pinto e, successivamente con Alberto Bigo. Sta di fatto che una volta iscritti al campionato italiano Rally storici, disputammo le gare alternandoci alla guida e alla navigazione una volta per uno. Solo l’ultimo anno, visto che ero diventato più pratico della navigazione, per tutta la durata del campionato pilotò Carlo.” 

“La gara d’esordio fu il Rally Storico dell’Isola d’Elba nel settembre del 1991. Nel mese di Ottobre, però, ci lanciammo in pista – racconta Roberto – Fortunatamente avevamo ancora montato il finale lungo di serie, così ci iscrivemmo alla corsa lombarda per eccellenza, il Trofeo Alberto Ascari a Monza! Con due cognomi come Spreafico e Talgliabue (tipici lombardi) non ne potevamo fare a meno!”  

Monza-TrofeoAscari-1991-CambioPilota

Le trasferte

“I primi tempi, vista l’esigua preparazione, per trasferirci ai campi di gara si andava direttamente con la Giulia. Poi, una volta montato il finale corto, optammo per il carrello che trainavamo con una vecchia Alfetta 2.0 Turbodiesel (*) che, poveretta, veniva utilizzata anche come muletto per le prove. Quel motore VM era incredibile!”

(*) L’Alfetta 2.0 Turbodiesel, presentata nel 1979, fu la prima vettura italiana sovralimentata a gasolio. Equipaggiata con un motore dell’italiana VM Motori da 82 CV era in grado di raggiungere i 155 km/h – ndr

Epilogo

“Furono anni divertentissimi, certo la Giulia non era una macchina da primato, tuttavia per noi era il massimo. Il risultato che ci diede più gioia fu il 2° di Classe, nonché decimo assoluto al Sanremo storico del ’93!”

“L’unico rammarico rimane quello di non essere riusciti a correre, per via dei costi troppo impegnativi, la mitica Targa Florio, che allora faceva parte del calendario. Sempre per via dei costi, ma anche per l’intensificarsi degli impegni lavorativi, fummo costretti ad attaccare i caschi al chiodo e a vendere la nostra amata Giulia che fu acquistata da un signore tedesco.”

Le foto della Giulia in gara sono state realizzate da Roberto Piccinini (ACTUALFOTO).

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