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Storia di un’impresa secolare: Minguzzi Trasporti Opere d’Arte

5 aprile 2018
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La storica impresa romana, nata a fine ‘800, è specializzata nella movimentazione di opere d’arte

Il Vaticano e il Comune di Roma sono ricchi di opere d’arte: statue, colonne, capitelli, fontane e tanto altro ancora. Purtroppo tali capolavori, capaci di resistere nei secoli, non sono immuni dall’aggressione chimica di smog e intemperie o da atti vandalici. Così ogni tanto hanno bisogno di cure e restauri. Qualche volta gli interventi si possono eseguire sul posto, altre volte, i preziosi, ingombranti e pesanti cimeli vanno spostati in laboratori di restauro specializzati. Ma non solo, le opere d’arte molte volte vengono spostate da un museo all’altro museo per essere ammirate anche all’altro capo del mondo. Questo tipo di operazioni richiedono perizia e professionalità uniche. Ebbene da oltre un secolo sia il Vaticano che il Comune di Roma si affidano ai maestri del trasporto d’arte: i Minguzzi. Con il tempo la professionalità della ditta ha guadagnato la fiducia di molti altri committenti come: la Soprintendenza Archeologica di Roma, i Musei Capitolini, l’Ambasciata di Francia, Casa Agnelli,   l’Ambasciata USA, Palazzo Braschi, la Galleria Borghese, etc..

Tecnologia, grandi attrezzature ma soprattutto ingegno, tavolette di legno, sapone e olio di gomito!

L’impresa nasce a fine ‘800 con Giuseppe Minguzzi che grazie all’ausilio di attrezzature artigianali e di tecniche di sua progettazione, iniziò a specializzarsi nella movimentazione di grandi opere monumentali. Da allora l’arte del trasporto dei preziosi marmi è rimasta un segreto tramandato da padre in figlio e circoscritto alla famiglia Minguzzi. Oggi la storica impresa romana, giunta alla sua quarta generazione è diretta da Antonio (Tonino) e dal figlio Stefano, coadiuvati da un’equipe composta da cugini, parenti e personale fidato altamente qualificato. “Chi entra a far parte del nostro staff deve saper fare un po’ di tutto – spiega Stefano Minguzzi – Dal gruista all’autista di camion, dalla movimentazione a mano all’imballaggio delle statue. Quando si movimenta un’opera d’arte gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo ed ognuno di noi deve essere pronto a sostituire l’altro in qualsiasi momento.”

Imbragature per il sollevamento, sistemi di movimentazione ed imballaggio vengono decisi e personalizzati di volta in volta come abiti su misura. Il mestiere dei Minguzzi non prevede errori.

“Quando si è in presenza di grandi opere monumentali una delle tecniche più sicure per la rimozione dal piedistallo è quella dello scivolamento – Spiega Angelo Minguzzi, fratello di Tonino – Si utilizzano tavole e cassette di legno di nostra fabbricazione che ci permettono di raggiungere il livello della base al millimetro. Poi sotto alla statua vengono infilate delle tavolette di legno insaponate e, grazie a queste e all’olio di gomito, riusciamo a spostare l’opera monumentale facendola scivolare su apposite rampe, come avvenne per la Pietà di Michelangelo negli anni ’60: un blocco di marmo da tre tonnellate! – ricorda Angelo – Allora il Vaticano inviò l’opera in esposizione al Metropolitan Museum di New York”. Tonino Minguzzi ricorda un simpatico aneddoto quando, nel 1979, gli venne commissionato dal Vaticano lo spostamento del basamento della colonna Antonina (un blocco di marmo da 800 quintali): “Eravamo li concentratissimi sul lavoro quando ad un certo punto ci sentiamo osservati… dietro di noi c’era Giovanni Paolo II in persona! A quel punto ho fermato la squadra e gli ho detto: – Santità, mi faccia er piacere, se lei sta qui me emoziono. Le cose so’ due: o se ne và o smetto da lavorà – Lui, molto garbatamente  non battè ciglio e disse: – Prosegua pure –”

Cavallo e cavaliere

Una delle imprese più complicate compiute dalla Minguzzi, certamente è stato il trasferimento della statua equestre del Marco Aurelio: “Una prima movimentazione è avvenuta l’8 gennaio 1981 per il trasferimento dell’opera all’Istituto Centrale di Restauro – racconta Stefano Minguzzi – Nove anni dopo, l’11 aprile del 1990, abbiamo riportato il Marco Aurelio in Campidoglio, dove è stato sistemato in una teca climatizzata, in quello che oggi si chiama Padiglione Egizio”

Nel 1997 una copia in bronzo del Marco Aurelio è stata collocata al posto della statua originale al centro della Piazza Capitolina. Contemporaneamente  è iniziata la costruzione di un nuovo padiglione dei Musei al primo piano del Palazzo dei Conservatori, nel cosiddetto Giardino Romano. La costruzione, affidata all’Architetto Carlo Aymonino, è stata completata nel 2005.

“Al termine dello stesso anno, abbiamo provveduto trasferire il Marco Aurelio originale dal Padiglione Egizio nella nuova sala. Per effettuare quest’ultimo trasferimento abbiamo dovuto separare il Marco Aurelio dal suo cavallo. Fortunatamente la struttura nasceva già in due pezzi. – spiega Stefano Minguzzi – Per trasportare Marco Aurelio abbiamo costruito un banchetto in ferro sormontato da una sella in legno che riprendeva la forma della schiena del cavallo. Con un paranco montato su una struttura di tubi innocenti abbiamo sollevato il cavaliere, appositamente imbracato, di qualche centimetro. Dopodiché abbiamo sollevato il cavallo con dei martinetti per inserire sotto le zampe una pedana mobile. Il cavallo così è stato letteralmente sfilato da sotto il cavaliere e, quest’ultimo è stato fatto sedere sul supporto creato per il trasporto.”

“Anche il cavallo è stato protetto da una sorta di gabbia in ferro per le fasi di sollevamento e trasporto. Una volta fatti uscire dal padiglione i due pezzi sono stati caricati a turno sul nostro Iveco Eurocargo 150 a mezzo Gru mobile 3 assi Marchetti da 70 tonnellate – racconta Stefano – Il Palazzo dei Conservatori sta proprio di fronte al Palazzo Nuovo che ospita il Padiglione Egizio, ma le entrate erano troppo strette per far passare la statua. Così abbiamo aggirato il palazzo passando per il Monte Tarpeo (quello della famosa Rupe Tarpea da dove i romani gettavano i traditori) per arrivare alle spalle del Palazzo dei Conservatori.”

“Lì abbiamo piazzato una Gru mobile Liebherr a 5 assi da 200 tonnellate. Con questa abbiamo sollevato da terra al primo piano un’altra Gru mobile Marchetti a 4 assi da 12 tonnellate, il cavallo e il Marco Aurelio per adagiarli sul Giardino Caffarelli. L’autogru da 12 tonnellate, larga 2 metri, era l’unica in grado di passare attraverso un arco largo appena 2 metri e 5 centimetri! Sulla scalinata oltre l’arco avevamo piazzato uno scivolo di legno per permettere al macchinario di salire agevolmente. Infine cavallo e cavaliere, imbracati e poggiati sugli appositi supporti, sono stati spinti su carrelli mobili all’interno della sala. Grazie alla gru mobile siamo riusciti poi a rimettere Marco Aurelio in groppa al cavallo”

 

 

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