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Test drive IVECO 190/48 TurboStar cambio Fuller

28 febbraio 2021
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Un pomeriggio di un caldo e assolato giorno prima che la “peste” ci colpisse siamo rimasti folgorati dalla vista di uno stupendo IVECO 198-48 TurboStar

Nell’estate prima della “pandemia”, quando ancora si girava senza timore e liberi dalle mascherine, ci trovavamo in Cilento, per la precisione a Santa Maria di Castellabate, in provincia di Salerno. Una mattina mentre percorrevamo a bordo della nostra auto la variante della SS18 che corre lungo la costa, ci trovammo di fronte a quel meraviglioso pezzo di storia del trasporto italiano. Il 190-48 in livrea rossa avanzava rombando e sbuffando dall’altra parte della strada trainandosi una vasca piena di breccia. La scritta sul parasole “F.lli Giannella” non lasciava dubbi. Il veicolo apparteneva ad un’azienda di trasporto cilentana di nostra conoscenza molto apprezzata e stimata in loco.

Non abbiamo resistito, così, dopo qualche giorno, di sabato, ci recati presso la sede della Autotrasporti Giannella, lungo la strada che conduce ad Ogliastro nel comune di Castellabate (SA), per vedere meglio da vicino il camion storico e, perché no, magari farci un giro.

Siamo stati fortunati, sul piazzale c’era Giuseppe Giannella (classe 1970), contitolare dell’omonima impresa di autotrasporto. Il sabato pomeriggio è dedicato alla manutenzione degli automezzi, quando non lavorano, e così Giuseppe si offrì di farci vedere il TurboStar ma soprattutto di farci fare un giro.

Il capostipite Claudio Giannella posa orgoglioso vicino al suo 190/48

Il 190-48 TurboStar era già li nel piazzale, sembrava aspettarci, lustro e lucido: “Lo dobbiamo far riscaldare cinque minuti – ci disse cordialmente Giuseppe mentre saliva in cabina per avviare il motore – tutti i liquidi devono andare in pressione e l’acqua in temperatura. Prendiamoci nu cafè intanto.”

L’accoglienza dai Giannella è sempre squisita. Era molto caldo. Dal distributore di bibite Giuseppe selezionò anche un paio di bottigliette d’acqua fresca per dissetarci lungo il percorso. Degustato il caffè eravamo pronti  a partire.

Il percorso era caratterizzato da una salita abbastanza impegnativa che da Ogliastro porta a Perdifumo, un paesino in cima alle colline che abbracciano la costiera cilentana. Una stradina stretta, tutta curve circondata da uliveti e vigneti. In quella zona la terra, dove non coltivata, offre un’incredibile varietà di verde, dai pini marini ai ciuffi di mirto selvatico, dai cespugli di rosmarino a fitti canneti: un concentrato di profumi.

Il TurboStar, orgoglio della produzione IVECO a cavallo degli anni ’80 e ’90,  condotto con abile maestria da Giuseppe, partì ringhiando, sbuffando e fischiando. Suoni di un tempo che non tornerà più. I 480 CV dell’8 cilindri a V da 17.174 cc, spingevano sin dai più bassi regimi grazie ad una generosissima coppia. In accelerazione ti inchiodava ai sedili.

Giuseppe: “Questo camion è del 1991. Noi l’abbiamo acquistato usato qualche anno fa. La nostra famiglia è molto affezionata al marchio IVECO, erede della tradizione Fiat. Mio padre iniziò a lavorare nei primi anni ’60 con un Fiat 642 N65R. Il 480, il più potente della produzione TurboStar, non poteva mancare nella nostra “collezione”. Abbiamo già un altro TurboStar 190-32 motrice ed un 642 N65R appena restaurato, un paio di Stralis e un Trekker. Fuori dal coro un unico Volvo FH di ultima generazione… lo volevamo provare.”

Il TurboStar 190-48 dei Giannella è uno degli ultimi, sovralimentato con turbo intercooler e cambio Fuller da 13 marce a innesti rapidi, che allora veniva offerto in opzione allo ZF 16 marce.

Giuseppe: “Ma lo ZF dai puristi, a paragone del Fulle, è considerato un cambio da signorine! Io personalmente ho imparato a cambiare con il Fuller da quando è arrivato questo camion. Ho iniziato a guidare da piccolino sulle ginocchia di mio padre. I primi cambi che ho usato erano quelli non sincronizzati dei Fiat 682 e 690 che avevamo in azienda. Il Fuller non differisce molto da quelli. Però cambia la potenza del motore che è quasi quattro volte superiore a quella dei vecchi camion. Questo cambio non permette errori: devi fare sempre la doppietta per tenere alto il numero di giri e favorire l’inserimento delle marce. Se in salita sbagli la cambiata il motore cala di giri fin quando non ti tocca fermarti, rimettere in prima e ripartire.”

Mentre iniziava la salita di Perdifumo un gruppo di anziane signore, sedute fuori casa alla ricerca di un po’ d’aria fresca, riconoscendo il rosso camion dei Giannella, rivolgeva un cenno di saluto con la testa, come si usa al sud.

Giuseppe: “Questo camion è stata una vera e propria occasione. Quando lo trovammo era in buon ordine. Era bianco in origine. Gli interni sono stati personalizzati, ma i colori non sono originali, quindi penso che prima o poi li faremo rifare. Noi lo abbiamo fatto riverniciare con il rosso aziendale. In più gli abbiamo fatto applicare il nostro logo, il poker d’assi sulla parte sinistra del frontale. La scritta “Claudio” sullo spoiler da tetto è in onore di nostro padre.”

Nel frattempo, il 190 si mangiava letteralmente la salita curva dopo curva. Il sistema di sospensioni a balestra lo manteneva stabile senza comprometterne il comfort. La cabina del TurboStar, montata su una struttura di bracci portanti in acciaio, ha rivestimenti dotati di nervature che ne aumentano la rigidezza strutturale. La strada lì è piena di buche e avvallamenti ma il nostro camion sembrava non accorgersene, a differenza di una coppia in Vespa davanti a noi, costretta ad un continuo slalom e che, in un breve rettilineo, riuscimmo a superare rombando.

Giuseppe: “Considerata l’epoca, il comfort è ai massimi livelli. Il volante è regolabile in altezza, il sedile di guida è dotato di sospensione pneumatica, la pedaliera è disposta in modo da non stancare le gambe. Gli strumenti sono facilmente leggibili ed i comandi ben raggiungibili. Per me, è ancora un camion attualissimo.”

L’interno della cabina è decisamente spazioso con i suoi 2,345 metri di larghezza per 1,70 di altezza.

Mentre parla, Giuseppe, non smette mai di armeggiare con il Fuller: “In pratica parti con il selettore in L. Per cambiare sposti la leva in 1-2-3-4 a seconda delle esigenze. Poi per passare dalla 4 alla 5d, è sufficiente spostare il selettore in D, senza toccare la frizione e, al momento della cambiata vera e propria, automaticamente si innesta il moltiplicatore con l’ingranaggio normale D. Poi per passare alla 5 si seleziona O con il selettore, si rilascia il gas, si preme la frizione e l’innesto avverrà raggiunti i giri corretti. Così per tutte le altre marce.” Facile a dirsi!

Giuseppe: “Noi cerchiamo di non sfruttarlo troppo. Lo utilizziamo soprattutto per partecipare ai raduni o come camion Jolly. Quando, ad esempio, abbiamo un mezzo fermo per manutenzione, usiamo il 190-48. Ovviamente rispetto a un camion di ultima generazione il consumo di carburante si fa sentire, così come la rumorosità, tuttavia, a livello di prestazioni, non ha nulla da invidiare ai camion nuovi. Quindi ogni tanto anche lui si guadagna la pagnotta agganciando una vasca piena di inerti!”

Nel frattempo erano finite le sigarette. Giuseppe fuma come una ciminiera. Sul cruscotto rimaneva un pacchetto vuoto accartocciato e, nonostante nel taschino della camicia se ne avesse un altro appena iniziato, per Giuseppe era giunta l’ora di fare una nuova scorta. Così dal quadrivio che alla sommità della collina porta alle strade per Agropoli, Castellabate, Perdifumo e Santa Maria, dopo qualche foto, abbiamo preso la via del ritorno e ci siamo diretti di corsa dal tabaccaio a valle prima che chiudesse.