Silvia Dalla Santa e il camion

8 marzo 2023
Comments off
2.356 Views

Come celebrare al meglio la “Festa delle Donne” se non raccontando la storia della grande passione di Silvia per il camion?

Silvia ha 49 ed è nata a Conegliano Veneto, fa la camionista da 15 anche se avrebbe voluto iniziare questo lavoro da molto tempo prima.

“La vita a volte ti porta su altre strade – racconta Silvia – da ragazzina scalpitavo, volevo rendermi indipendente, così sono partita per la Germania a fare le stagioni. Ho lavorato nelle gelaterie, nei ristoranti, nelle gastronomie e pure in fabbrica. Intanto covavo dentro la passione per il camion e mettevo da parte i soldi per prendere le patenti. Una grande passione ereditata da mio papà camionista. Sin da piccolina, finita la scuola, mi portava in viaggio con lui sul suo Scania 142.”

“Io ero felicissima. Facevamo l’estero. Ricordo i giorni passati assieme a lui in dogana per andare in Inghilterra quando si incontrava con gli altri colleghi. Era sempre una festa. Poi, purtroppo, i miei si sono separati quando io avevo 10 anni e così sono finiti i viaggi in camion. Papà in quel periodo – erano gli anni ’70 – aveva tentato di mettersi in proprio ma purtroppo le cose non andarono bene, così andò a lavorare per una grande impresa di costruzioni, la Federici, in Africa. Io avevo uno splendido rapporto con lui. Ci scrivevamo sempre. Poi a 14 anni mi fece il biglietto aereo e lo raggiunsi in Algeria. Stavano costruendo il porto di Algeri. Siamo stati qualche giorno insieme poi tornai a casa da mia madre. Dopo quella breve vacanza, una volta diventata maggiorenne, lo andai a trovare molte altre volte. Almeno una volta l’anno mi comprava il biglietto e lo raggiungevo ovunque; Congo, Nigeria, Malawi.”

Patenti e camion

Dopo 10 anni passati in Germania, Silvia decide di tornare in Italia per realizzare il suo sogno di sempre: “Appena tornai a Treviso mi sono iscritta all’autoscuola ed ho preso le patenti. Poi mio fratello mi presentò un suo amico camionista – ricorda Silvia – Ci innamorammo ed iniziammo a lavorare insieme per la stessa ditta. Al tempo facevamo molto estero. Io guidavo uno Scania, proprio come mio papà, e lui un Volvo. Furono anni stupendi. Giravamo tutta Europa: Francia, Germania, Inghilterra…”

Col passare degli anni la famiglia è cresciuta e: “Abbiamo avuto due bambine e ci siamo spostati a Paterno in Basilicata, sua terra d’origine. Per stare vicina alle mie figlie, finché erano piccoline, sono scesa dal camion per fare la mamma. Poi quando sono diventate un po’ più grandi ho ripreso a viaggiare, ma solo sul nazionale con la cisterna.”

Oggi Silvia lavora ora per la Patertrans, società del Gruppo Paterlegno che si occupa di commercio di imballaggi in legno, prevalentemente pallet, nuovi e usati e di servizi per due importanti gestori internazionali di parchi pallet a noleggio. Guida un DAF XF 530 Euro 6 che le è stato assegnato nuovo tre anni fa.

“Patertrans è la seconda società del gruppo che gestisce logistica e trasporti – spiega Silvia – carichiamo pallet usati presso le aziende e li consegniamo alla Paterlegno dove li rimettono in ordine per essere rivenduti. Ritiriamo anche rifiuti in legno che vengono riciclati per la produzione di nuovi pallet. Dopo anni di cisterna, dove non conosci ne sabato, ne domenica, Natale o Pasqua, finalmente sono passata alla centina. Lavoro cinque giorni a settimana ed i weekend li posso trascorrere con le mie ragazze, Dharma, che adesso ha 18 anni e Zoe che ne ha 16. Il titolare della ditta, molto carinamente, mi ha fatto scrivere i loro nomi in rosa su un angolo esterno del frontale del camion. Quando mi hanno consegnato il DAF nuovo mi sono emozionata alla vista dei nomi delle mie bambine.”

Ogni giorno una nuova avventura

 “Generalmente lavoro 5 giorni a settimana, il deposito è a soli 17 chilometri da casa mia. Lavoriamo in tutta Italia, da nord a sud, da est a ovest. Si può dire che in ogni viaggio conosco posti nuovi del nostro Paese – racconta Silvia – Capita anche di andare dagli stessi clienti. Quando devo trovare qualche località che non conosco controllo sempre la cartina geografica prima di consultare il navigatore di bordo. Poi cerco di visualizzare la località in modalità satellite per individuare i punti critici, se ce ne sono. A volte capita che dei clienti ti diano un indirizzo per il prelevamento del carico senza rendersi conto che arrivi con il bilico. Una volta mi è capitato vicino Livorno, a Cecina. Mi fecero arrampicare su una stradina di collina in mezzo a un bosco, stretta e sterrata. Avevo i rami che mi entravano in cabina. Una volta arrivata in quello che loro chiamavano piazzale, ho dovuto fare mille manovre per girare il camion in uno spazio estremamente ristretto e senza protezioni sul bordo. Una piccola distrazione e sarei finita sulla scarpata. Ma fa parte del gioco. L’importante è cercare sempre di prevenire determinate situazioni.”

Un camion confortevole come una casa

“Per cinque giorni alla settimana il DAF diventa la mia seconda casa – racconta SilviaGli interni dell’XF sono molto curati e c’è un impianto clima da sosta eccezionale. La temperatura si regola anche da un pannellino situato nella parete posteriore della cabina appena sopra il lettino. Quest’ultimo è molto comodo e poi, per me, che sono piccolina, è quasi una piazza e mezzo. Ci sono tanti spazi per stivare i bagagli e tante prese USB per la ricarica del telefono. Poi c’è un bel frigo capiente sotto la cuccetta dove metto le provviste per il pranzo: tutte cose che mi posto da casa. Però la sera per cena vado al ristorante. Anche se non si direbbe vedendomi, sono una gran mangiona e non riesco a rinunciare a un bel piatto di pasta. Quindi, se posso, mi fermo in locali che già conosco, altrimenti in autostrada cerco sempre aree di ristoro Sarni. La loro cucina mi piace molto.”

Lassù qualcuno mi guarda

Il papà di Silvia ora non c’è più: “È venuto a mancare nel 2011 in Congo. Sono sicura che sarebbe molto orgoglioso di me e della mia carriera da camionista. E sono sicura che da lassù mi guarda sempre!”