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Un mestiere che non piace più

17 marzo 2022
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Certamente la situazione attuale non aiuta, ma già da tempo si riscontra una mancanza di voglia da parte dei giovani di intraprendere il mestiere di camionista

Quali sono secondo voi le motivazioni per cui i giovani non si sentono più attratti da questo mestiere?

Lo stato, ultimamente, ha messo a disposizione dei giovani, compresi tra i 18 e 35 anni, che vogliono intraprendere il mestiere di camionista un voucher dal valore di 2.500 euro per l’iscrizione ai corsi patente, dalla C1 alla DE, e il CQC. Pensate sia una misura sufficiente per invogliare le nuove leve?

Abbiamo fatto un’inchiesta fra colleghi per sentire la loro opinione in merito. Colleghi di varie età, padroncini e dipendenti.

Mario “Kalifornia” Pedrini – 56 anni (autista dipendente)

“Un domani mi piacerebbe che mio figlio (lo splendido bimbo in foto d’apertura – n.d.r.) o mia figlia facessero i camionisti come me e la madre. Ma certamente, se le cose continuano ad andare in questo modo, spero prendano altre strade. Oggi stipendi bassi, troppe spese, stando via da casa, che devi togliere dallo stipendio, di certo non invogliano i giovani ad avvicinarsi a questo mestiere. Se uno ha la passione gli passa!”

Silvia Cester – 42 anni (autista dipendente)

“Quella del camionista è una vita dedicata al lavoro, fatta di rinunce e scelte. Poco importa incentivare con uno sconto sulla patente, aiuta solo chi già voleva fare questo lavoro. Fare il camionista significa avere una relazione vera solo con il proprio camion, difficile avere una famiglia, difficile avere amici.  E di certo non si può fare solo per i soldi, che, obbiettivamente parlando, sono veramente pochi. Vorrei una vita da camionista per i miei figli? No.”

Fabio Mosca – 32 anni (autista dipendente)

“Partiamo dal presupposto che per fare questo lavoro ci vuole passione, i sacrifici son tanti e i giovani di oggi non sono tutti disposti a fare questo. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Poi investire circa 5.000 euro, tra patenti e CQC (credo sia questo il costo al giorno d’oggi più o meno) non invoglia di certo un giovane ad avvicinarsi a questo mondo. È vero che il decreto milleporoghe concede un voucher che prevede la copertura dell’80% dei costi per le patenti fino a un massimo di 2.500 euro, costi che comunque devi anticipare e dopo un determinato iter verranno rimborsati… in quanto tempo?  Lo stipendio poi, secondo me, non è bilanciato per il tipo di lavoro che si fa: tante ore alla guida, tante ore di attese e nervosismi, tante notti fuori di casa, per cosa? Ovviamente con tutti gli aumenti che ci sono ultimamente, tra gasolio, materie prime e tasse, anche le aziende non posso permettersi di pagare tanto un dipendente. Se dovessero pagarlo tanto dovrebbero aumentare i prezzi dei viaggi, andando automaticamente fuori concorrenza con chi butta su quattro scappati di casa che paga due lire.”

Simone Quaggio – 41 anni (padroncino)

“Alla base di tutto c’è il fatto che i ragazzi di oggi non sanno più cosa vuol dire la parola sacrificio. Io ne parlo con i miei nipoti, uno di 26 e l’altro di 27 anni che mi dicono “Scusa zio, ma chi me lo fa fare per 2.500 euro al mese di stare tutta la settimana fuori sul camion, alzarmi presto tutte le mattine e magari non tornare neanche a casa per dormire, farmi la doccia nei bagni luridi degli autogrill, rischiare la pelle per strada, essere trattato male da tutti”. E come fai a dargli torto? Questi ci vedono lungo. Anche con la faccenda dell’agevolazione sul costo per prendere le patenti, alla fine della fiera vanno a spendere sempre quei 4/5.000 euro. Poi mettici 500 euro l’anno per il rinnovo del CQC. Se fai danni li devi ripagare tu. Insomma, si fanno due conti ed eccolo lì che il lume non vale la candela. Meglio farsi 8 ore di fabbrica, tornare a casa tutte le sere alle cinque e mezzo ed avere i fine settimana liberi. La cosa assurda è che non vogliono più farlo neanche gli stranieri. Un altro fattore è che anche i genitori spingono i figli a non fare questo mestiere. Anche genitori camionisti. A volte, io stesso, rimpiango di non fare più il carrozziere, mio primo lavoro. Probabilmente non avrei rovinato il matrimonio. Si, perché stando sempre fuori, alla fine torni a casa che sei uno straccio e non hai neanche voglia di scambiare due parole in famiglia. Ora siamo in ballo e balliamo. Ma, sinceramente penso che una volta che ho finito di pagare il leasing del camion chiuderò i battenti. Stiamo a vedere!”

Matteo Perri – 27 anni (autista dipendente)

“I ragazzi di oggi non vogliono più fare questo mestiere perché purtroppo non hanno voglia di rompersi le ossa. Preferiscono fare un lavoro meno fisico e che non richieda rinunce, come l’aperitivo della domenica sera, perché devono andare a dormire presto per poi alzarsi presto la mattina. Sicuramente i 2.500 euro fanno comodo per iniziare a fare le patenti ma, a mio parere, l’autista lo fai se ce l’hai nel sangue, se lo fai per soldi non duri tanto. Lo stipendio sicuramente non è alto come in passato ma basta trovare l’azienda giusta e voilà il gioco è fatto. La vita dell’autista sicuramente non è una vita facile, ti svegli presto la mattina, tutto il giorno in mezzo al traffico, attese dai clienti per il carico e lo scarico. Poi torni a casa la sera, se riesci a rientrare, altrimenti dormi fuori in cabina.”

Fabio Bonsi – 45 anni (padroncino)

“Per quanto riguarda l’agevolazione sul costo delle patenti penso che 2.500 euro, non sono pochi. Però penso che la vita di un camionista non è per gli amanti della play station o social vari, è una vita un po’ da zingari solitari, non per tutti insomma. Poi la mancanza di passione nei giovani è una delle cause principali di allontanamento. Mi rendo conto che questa mancanza di passione deriva molto dal fatto che oggi è impossibile tramandare questo mestiere da padre in figlio. Una volta i padri si portavano in giro i figli e gli insegnavano a guidare, appassionandoli al mestiere. Oggi si rischia il ritiro dei libretti di circolazione se a bordo c’è personale non facente parte della ditta. Io ho avuto la fortuna di avere un papà ed il suo socio camionisti che mi hanno fatto sedere sul camion che ancora non camminavo. Ancora oggi, quando guido il mio camion penso sempre: spero siate fieri di me vendendomi da lassù. Queste emozioni, dettate dai ricordi d’infanzia sono la loro eredità. Ma un ragazzino di oggi come fa a viverle certe esperienze se gli è proibito viaggiare col proprio padre, zio o parente?”

Marta Bertazzo – 39 anni (autista dipendente)

“Riguardo all’agevolazione sui corsi per l’ottenimento delle patenti, penso che oggi nessuno acquisterebbe qualcosa che non sia stata pubblicizzata nel modo più accattivante possibile. Voglio dire che i giovani non conoscono nulla di questa professione o quello che sanno lo hanno imparato da superati cliché cinematografici o folkloristici. I voucher hanno un’anima prettamente commerciale e pertanto acquistano valore se quello a cui servono ha valore. E in Italia il mestiere dell’autista di mezzi pesanti non è desiderabile, è sempre più sconosciuto, invisibile. Senza un valore riconosciuto, sia in termini di economia che di status del lavoratore.

Luigi Pirovano – 53 anni (padroncino)

“Diventa sempre più complicato ora trovare nuovi autisti disposti a fare un mestiere di sacrifici. Ogni volta che mi si presenta qualcuno e gli dico che dovrà guidare un autotreno, che c’è da fare l’estero e magari star fuori sabato e domenica in fiera ad Amsterdam o a Francoforte o da qualche altra parte, storcono subito il naso. In quanto a passione magari non manca, solo che vogliono partire subito col bilico, non vogliono usare l’autotreno perché è più rognoso. Non ne vogliono sapere di veicoli un po’ datati per fare esperienza, vogliono passare subito allo Scania super accessoriato. E poi anche il discorso delle patenti è un po’ ambiguo, Innanzi tutto non ti danno 2.500 euro, ma solo l’80% sul contributo. E poi i costi variano tra un’agenzia e un’altra. Si passa dai 4.000 ai 7.000 euro. Quindi il costo è sempre alto!”   

Christian Pirovano – 21 anni (autista dipendente)

“Il costo eccessivo eccessivo per conseguire le patenti pone un freno a molti giovani che vogliono intraprendere questo mestiere. Ora lo stato ha messo a disposizione il famoso voucher di 2.500 euro a fronte dei costi per ottenere le patenti. Secondo me, però, è ancora troppo poco e poi c’è tanta disinformazione in giro. Io, per esempio, prima di iscrivermi ai corsi ho girato diverse autoscuole. Sono venute fuori le cose più strampalate ed ognuna chiedeva un prezzo diverso. La prima a cui mi sono rivolto, poco più di un anno fa, mi ha detto che non era assolutamente possibile iscriversi al corso per la patente CE se ancora non avevo compiuto 21 anni (cosa non vera perché io l’ho fatto subito dopo presso un’altra autoscuola); un’altra, nel bergamasco, mi ha chiesto ben 6.200 euro, per i quali anche un contributo di 2.500 diventa irrisorio; infine, l’ultima, a Crema, dove poi ho conseguito la patente, mi ha chiesto 3.800 euro, in quel caso il contributo è servito. Secondo me, quindi, bisognerebbe informare di più i giovani ed evitare che le autoscuole se ne approfittino.”