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Il mondo del trasporto al tempo del Covid-19

17 marzo 2020
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Abbiamo raccolto una serie di testimonianze da chi si trova tutti i giorni per strada in questo periodo a dir poco apocalittico.

BARBARA STROZZI  (San Bartolomeo in Bosco – Emilia Romagna) – Trasporto alimentari

Io, come tanti colleghi, trasporto generi di prima necessità. Ogni notte mi espongo al possibile contagio del Covid-19. Tra colleghi noto sguardi sconcertati, spaventati e paura, tanta paura. Tutti nascosti dietro alle proprie mascherine e sempre sul chivalà! Le aziende per precauzione hanno limitato le entrate negli uffici. Si leggono solo cartelli di obblighi o avvertimenti! Tante ditte hanno chiuso l’accesso ai servizi igienici, nonostante sia stato dichiarato che il contagio avviene solo tramite contatto diretto con saliva o mani infette. Tante ditte hanno proibito o addirittura spento le macchinette distributrici di caffè per evitare affollamenti e quindi contagi.

La stretta di mano, la pacca sulla spalla o l’abbraccio del saluto sono banditi.  Sinceramente trovo la cosa desolante perché crea un clima freddo e asociale, ci si parla poco anche stando a distanza di un metro gli uni dagli altri… si scarica velocemente  in un clima surreale, oppure ti obbligano a stare in cabina…

La gente ha paura e anche io, ma questo non mi ferma e ogni notte porto a termine il mio dovere, perché ognuno ha diritto di avere alimenti freschi negli scaffali. Siamo in coda nella lista del rispetto, spesso criticati e odiati, ma noi non molliamo comunque!

SILVIA CESTER (Marcon – Veneto) – Trasporto container

Questa mattina ho percorso quella che io chiamo la strada delle barbabietole, da Marcon a Cerviniano del Friuli. Questa estate la facevo tutti i giorni più volte al giorno durante la campagna. Oggi mi sono scese le lacrime: vedere le strade vuote; passare davanti ai bar che erano fonte di ricarica e vederli chiusi; alla Cacciatora, a Caposile il parcheggio vuoto e le serrande chiuse. Loro, in genere, sono aperti anche di notte.

Il mio tipo di trasporto, per fortuna, mi consente di tornare a casa ogni sera. Ora parto presto al mattino. La sera quando parcheggio di fronte casa, scendo e faccio la pipì sotto il semirimorchio, la devo tenere talmente tanto che in casa non potrei arrivare.

Abito in zona industriale e vedo camion fermi, autisti dentro al camion che aspettano ore e ore. Quello che mi piacerebbe? Avere ancora fiducia nel prossimo e avere il coraggio di dire: “Hai bisogno di qualcosa? Ti va un piatto caldo?” Invece abbiamo paura non solo del contagio ma anche delle persone.

E’ così che in breve tempo ci ha ridotto il Covid-19!

PIETRO OLIANI (Castelnuovo Mariano – Veneto) – trasporto mangimi

Ora siamo visti come eroi ma in realtà siamo i soliti camionisti di sempre. Cerchiamo di svolgere al meglio il nostro lavoro. La differenza sostanziale sta nella mancanza di traffico e in una solidarietà maggiore da parte  degli altri utenti della strada che ora, a differenza di prima, ci rivolge sorrisi e saluti, capendo che senza di noi si fermerebbe tutto.

Io che vado per fattorie per distribuire mangime mi ritengo fortunato perché li ti accolgono sempre bene. Altri colleghi che invece sono costretti a caricare e scaricare presso le piattaforme logistiche, trovano, il più delle volte un ambiente ostile. Bagni chiusi, macchinette del caffè chiuse e, in più, non puoi scendere dalla cabina.

Devo dire che la mia ditta si sta comportando proprio bene: addirittura cercano ristoranti o pizzerie aperti lungo il percorso e li contattano per farci raggiungere nelle vicine aree di sosta per consegnarci il cibo in cabina. Un bel segno di comprensione e vicinanza nei confronti dei propri dipendenti.

DANIELE TERENZI (Roma – Lazio) – trasporto alimentari

Io generalmente mi occupo di distribuzione per le grandi catene commerciali. Ora molte di queste hanno chiuso temporaneamente. Molte altre più piccole invece hanno raddoppiato il lavoro così sono molto occupato.

Il problema più grave sta nel fatto che per strada non trovi nulla di aperto a livello di ristorazione e servizi. Persino gli autogrill sull’autostrada che fino alla scorsa settimana erano aperti ora sono tutti chiusi. Così quando devo partire per una settimana di lavoro mi organizzo con cibo che mi porto da casa. Il problema grande rimane quello dei bagni. La maggior parte di noi quindi, come accadeva un tempo, è costretta ad andare per prati. Per quanto riguarda l’igiene personale ci si organizza con salviettine igieniche. Ma vi assicuro che è un vero e proprio disastro. Non vedo l’ora di arrivare a casa per il fine settimana. Al lavoro non si può mai dire di no. Quindi andiamo avanti con forza e coraggio.

PASQUALE PAPARO (Badolato – Calabria) – trasporto collettame

Noi ci occupiamo di trasporto collettame dal nord al sud Italia. Da questa settimana è diventata veramente dura. Sulla dorsale appenninica non c’è aperto neanche un autogrill. La strada è tanta e non si può rimanere senza cibo. Le piattaforme logistiche di Milano Lacchiarella non ci fanno scendere dalla cabina. I bagni chiusi. Una vera tortura. Anche sull’autostrada adriatica la situazione è identica. E purtroppo non ci possiamo fermare. L’altra sera un nostro autista è riuscito a mangiare dopo quasi un giorno di digiuno a Fabro, dove ha trovato un locale aperto. Speriamo passi in fretta questa situazione perché è veramente difficile lavorare in queste condisioni.

JENNIFER ALTILIA (Olginate Molgora – Lombardia) – Distribuzione medio raggio settore automotive.

Io lavoro per la ditta di famiglia, una fonderia. In questo momento non ci possiamo fermare. Altrimenti rischiamo di bloccare i nostri clienti. Molti dei pezzi che produciamo servono anche per i letti di ospedali

La cosa più triste di questo momento è che la gente ti guarda come se fossi un incosciente. Ti guardano con diffidenza. Ma cosa pensano che siamo contenti i di rischiare ogni giorno le nostre vite e quelle dei nostri famigliari?

Ora se sei stanco o stanca non puoi nemmeno fermarti due secondi per un caffè in giro. Non c’è nessuno, tutto chiuso. L’unica nota positiva è che c’è ancora chi ti saluta e ti ringrazia per essere in giro li fuori da sola. Tanti bimbi ti guardano e ti sorridono e questo ti da il coraggio di andare avanti.

Io mi ritengo fortunata perché comunque la sera ritorno a casa e vengo accolta dal caloroso abbraccio dei miei figli.