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“Razza Bastarda” ma con un gran cuore

16 dicembre 2022
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Il team brianzolo, fondato da un gruppo di amici nel 2013, da quando è nato, oltre ad organizzare raduni ed incontri, si occupa di beneficienza

Siamo sotto Natale e il “Team Razza Bastarda”, come ogni anno, da quando è nato organizza una cena sociale. Quest’anno gli amici, più di 50, si sono visti alla Cascina Bianca di Vignate nell’interland milanese e, tra vino, cotechino e lenticchie, risotti, cosciotti di vitello e tanta allegria, hanno consegnato un assegno di 500 euro al rappresentante del “Gruppo amici Lecco”, Giuseppe Preda. Il Gruppo si occupa di assistenza ai disabili.

“Siamo venuti a conoscenza dell’organizzazione tramite un nostro collega, un alpino, Alessandro Briacca, che ci ha segnalato una casa costruita da muratori, carpentieri e falegnami del Gruppo amici Lecco per le persone disabili sole – spiega Alessandro Guidetti, uno dei fondatori del Team Razza Bastarda – Abbiamo voluto dimostrare la nostra vicinanza a queste persone con una piccola raccolta fondi. I fondi provengono dalle nostre quote di iscrizione e dalle donazioni volontarie raccolte durante i raduni. Insomma, cerchiamo di fare quello che possiamo in proporzione alle nostre possibilità. In occasione della nostra annuale cena di Natale abbiamo consegnato la colletta al signor Preda, rappresentante della Onlus. In occasione dei raduni poi invitiamo i razzi disabili a vedere i nostri camion rendendoli superfelici di stare in nostra compagnia.”

Ma come è nato il Team RAZZA BASTARDA?

Ce lo racconta il presidente, Simone Quaggio: “Il Team RAZZA BASTARDA lo abbiamo fondato nove anni fa. Eravamo quattro amici e, piano piano, siamo cresciuti. La nostra intenzione, sin dagli inizi è quella di fa avvicinare le persone al nostro mondo, facendo in modo di far comprendere la vita e la passione che mettiamo nel nostro lavoro e, soprattutto, che non siamo poi così ‘BASTARDI’.

Ma chi è un camionista?

“Fare il camionista è una scelta di vita, una vocazione, ma soprattutto una passione – spiega Simone – È un mestiere che ti nasce dentro, che molte volte ti viene trasmesso da tuo padre. Una volta che hai imparato ad amare questo lavoro, hai bisogno ogni giorno di fare quei tre o quattro scalini che dividono il mondo dal ‘tuo mondo’. Quel mondo fatto da scelte di vita, di coraggio e di avventura. Perché fare il camionista vuol dire sacrificare i propri affetti; vuol dire cenare presto la domenica sera perché subito dopo bisogna partire; vuol dire rinunciare a serate con gli amici, a delle ricorrenze o alla recita di tuo figlio; vuol dire anche partire alle due di notte; agganciare un rimorchio sotto il diluvio; coprire un carico di rifiuti o addirittura lavare un cassone dove gli animali che hai appena trasportato hanno lasciato i loro escrementi; devi combattere contro il sonno e saltare il pranzo o la cena perché non c’è tempo, quel tempo che è scandito da lancette fatte di ore di guida e di pausa che ti mettono ogni giorno tra legalità e illegalità. Fare il camionista vuol dire anche aspettare il carico ore o, addirittura, giorni al sole di un piazzale o attendere la riapertura di una azienda dove un magazziniere non ti ha aspettato 10 minuti prima della chiusura. Fare il camionista vuol dire combattere ogni giorno contro i pregiudizi della gente, la stessa gente che ci considera “assassini”, che pensa che siamo in giro a perder tempo, che siamo criminali e che non abbiamo rispetto per gli altri. Questa “RAZZA BASTARDA” lavora ogni giorno per fare in modo che non manchi nulla sulle tavole di ogni casa, in ogni negozio e in qualsiasi attività – continua Simone – Noi camionisti maciniamo ogni anno 150/200.000 km lungo le strade d’Europa o del mondo, attraversando paesi o città dove molte volte è difficile perfino dialogare con la gente, tutto questo lontano dalle proprie case. Ma fare il camionista vuol dire anche sentirsi liberi, vuol dire godersi un’alba o un tramonto, vuol dire conoscere nuovi amici che condividono le nostre stesse passioni e il nostro stile di vita.”