Parola d’ordine: elettrico. Un’escalation impressionante quella dei veicoli elettrici che inesorabilmente hanno messo all’angolo il Diesel
All’evento riminese dedicato al mondo del recycling e dell’ecosostenibilità, quella che appena quattro anni fa era una presenza rara, oggi è diventata la protagonista assoluta. Stiamo parlando ovviamente dell’elettricità. Le Case costruttrici, infatti, si sono buttate a capofitto sulle trazioni a zero emissioni e, in occasione delle Fiera di Rimini, hanno sfornato una serie di novità elettriche per il mercato italiano, cancellando con un colpo di spugna quasi del tutto le alimentazioni a combustibili fossili e, causa di forza maggiore, a gas naturale.
Denominatore comune per tutti, la strategia di vendita che non si basa più sulla fornitura di un veicolo, bensì, di un intero ecosistema che parte dalla consulenza, passando dai sistemi di ricarica alla progettazione, in simbiosi con i clienti, di impianti fotovoltaici per l’alimentazione delle flotte elettriche, per arrivare infine ai veicoli, sempre più connessi e automatizzati.
Insomma, quando si parla di transizione energetica, non si può pensare unicamente ad un cambio di veicoli, ma ad un cambio di mentalità, di costume, di guida e di tanto altro ancora.
L’evoluzione in questi anni è stata rapida, a cominciare dalle batterie, e per il futuro prossimo, si prevede che le tecnologie che ruotano attorno alla mobilità elettrica subiscano un’accelerazione ancora più forte pur di rispettare i termini perentori imposti dalla Comunità Europea. Dai veicoli elettrici a batteria ben presto si passerà ai veicoli elettrici alimentati da celle a combustibile idrogeno già in attesa di essere lanciati sul mercato. Una flebile speranza per la sopravvivenza dei motori endotermici è data dai biocombustibili che concorreranno in parte all’azzeramento delle emissioni nocive.
Domanda: ma saremo in grado di produrre energia elettrica a sufficienza per alimentare tutti questi veicoli? E come la produrremo? Perché il lume ne vale la candela (locuzione che calza a pennello in questo caso) se parliamo unicamente di produzione di energia green. E l’idrogeno? Oggi circa il 95% dell’idrogeno impiegato sulla Terra, perlopiù per uso industriale, è ottenuto da reforming del metano o da gassificazione del carbone, con processi che generano notevoli quantità di emissioni di anidride carbonica ma che sono anche, attualmente, i più economici a disposizione.
Soltanto il cosiddetto “idrogeno verde”, ottenuto separandolo dall’acqua con un processo di elettrolisi alimentato da energia rinnovabile, è davvero a impatto zero, senza emissioni inquinanti e senza consumo di preziose risorse naturali. La comunità scientifica e tecnologica è impegnata da tempo per rendere l’idrogeno verde più facile da produrre e più economico e, grazie agli enormi progressi fatti negli ultimi anni, il traguardo sembra ormai a portata di mano. Ecco perché molti esperti ritengono prossima una nuova era energetica dell’idrogeno, che seguirà a quella del petrolio, destinata a chiudersi. (fonte ENEL).
Brumm, brumm addio!










