Dopo una piccola noia meccanica occorsa alla seconda tappa il “musone” IVECO riprende baldanzoso la marcia arrivando alla metà della gara più pazza del mondo
L’edizione di quest’anno della Dakar si rivela particolarmente ostica, sia per le difficoltà che presenta il percorso che per la lunghezza delle tappe stesse che mettono a dura prova mezzi ed equipaggi.
Il Pirata Jack capitanato dall’esperto pilota Beppe Simonato, curato dalle mani capaci di Alessio Bentivoglio e guidato nel deserto dalla grande esperienza da navigatrice di Monica Buonamano, è riuscito a scavallare la prima metà della Dakar. Risalendo la classifica dopo un problema alle sospensioni, egregiamente risolto dai meccanici del team, Jack si è messo alle costole degli avversari rientrando nella rosa dei primi 20. Poi nel corso della terza tappa un forte contraccolpo dello sterzo ha procurato la rottura dei legamenti del pollice a Beppe Simonato, il quale, nonostante il forte dolore, è riuscito a concludere la tappa.
La quarta e la quinta tappa hanno visto ancora un Jack agguerritissimo sulle alte dune con un equipaggio determinato a guadagnare posizioni prima di partire per la tanto temuta maratona di 48 ore. Una novità introdotta quest’anno dall’organizzatore David Caldera che consiste in un’unica prova speciale chiusa al pubblico. Un percorso ad anello da Shubaytah a Shubaytah di oltre 600 km in pieno Empty Quarter (Quarto Vuoto), il deserto più esteso del mondo pieno di insidie. I concorrenti partiti intorno alle 08:00, ora locale, si sono dovuti fermare alle 16:00, ovunque si trovavano e provvedere da soli ai necessari controlli e/o riparazioni dei veicoli. Il giorno successivo, sempre alle 8:00, dopo aver passato una notte sotto le stelle in bivacchi improvvisati, i concorrenti sono ripartiti alla volta della cronometro. Jack con il suo equipaggio, stremati dalla fatica, ce l’hanno fatta anche questa volta e una volta giunti a Shubaytah si sono divisi: il truck da una parte e l’equipaggio da un’altra per godersi il meritato riposo di un giorno. Tutti gli equipaggi sono stati trasportati in aereo a Riyadh per passare una notte in albergo ed i mezzi sono stati sottoposti ad un’accurata manutenzione prima di affrontare il percorso di ritorno verso occidente.















