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Angelo Fazzina, un italiano in Germania

25 agosto 2025
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Nato in Sicilia e cresciuto in Germania, Angelo ha guidato camion di ogni tipo: motrici, bilici, casse mobili, portacontainer, ribaltabili per il trasporto rifiuti in ADR

Angelo Fazzina ha 60 anni, ma la sua passione per i camion è ancora forte e radicata nel suo DNA. Cresciuto in Germania dove arrivò con la sua famiglia quando aveva ancora 7 anni. Già allora Angelo nutriva una grande passione per i camion:

“Mio padre ha dovuto lasciare la Sicilia per andare a trovare lavoro in Germania. Così si trasferì con tutti noi – ricorda Angelo – Ho fatto lì tutte le scuole imparando molto bene il tedesco. Durante le vacanze estive scendevamo in Sicilia ed io consumavo rullini su rullini della macchinetta fotografica in autostrada! Non mi perdevo un camion, li fotografavo tutti. Poi, arrivati in Sicilia, a Siracusa, mi attaccavo alle costole di zio Tanino, il fratello grande di mamma che aveva un camion OM 150 a due assi cassonato e lavorava per l’ENEL. Lo zio trasportava cabine elettriche e pali della luce. Appena potevo salivo sul camion con lui che era ben felice di portarmi in giro. All’età di 13 anni ero già in grado di fare le manovre dentro il piazzale del deposito di zio. Appena compiuti 17 anni mi sono iscritto alla scuola guida, qui in Germania, per riuscire a prendere la patente appena compiuti i 18.”

Angelo a 13 anni col camion di zio Tanino

 In Germania all’epoca si potevano prendere tutte le patenti per il camion già a 18 anni, ma prima di ottenerle bisognava fare pratica con la patente B per 6 mesi con veicoli da 7,5 tonnellate.

“Era il 1983 quando iniziai a lavorare come autista. Guidavo un Mercedes-Benz 813 con cabina avanzata da 7,5 tonnellate. Una volta prese le patenti avanzate ho lavorato per diverse ditte facendo trasporti di collettame. Tante volte facevo la linea: quando uno era in malattia andavo io e facevo, per esempio, Stoccarda – Düsseldorf tutta la settimana. La notte mi fermavo a Düsseldorf e il giorno tornavo a Stoccarda, stavo fermo un giorno e poi ripartivo – racconta Angelo – Lavoravo con le casse mobili e, dopo 15 anni avevo la schiena a pezzi. Infatti, molte di queste avevano le zampe arrugginite e storte e si faceva una gran fatica per tirarle giù. Così ho deciso di passare a un altro lavoro come autista di autoarticolati. Con il bilico facevo il regionale, qua, al sud della Germania, lago di Costanza, Monaco, Francoforte e ritorno. La sera riuscivo quasi sempre a tornare a casa a dormire.”

Nel frattempo, Angelo si era sposato con una ragazza italiana, Francesca, di origine pugliese, conosciuta a Ludwigsburg, la città dove viveva dall’età di 12 anni, a pochi chilometri da Stoccarda. Hanno avuto due figli, Paolo e Marco, ora grandi, ed hanno continuato a vivere a Ludwigsburg sulla riva sinistra del fiume Neckar, famosa per i suoi castelli e per i giardini barocchi.

All’epoca per non stare troppo lontano dalla famiglia, Angelo decise di aprire una pizzeria italiana. Purtroppo, però la gestione del locale lo impegnava molto di più del previsto così dopo circa tre anni decise di tornare a guidare i camion.

“Mi sarebbe piaciuto tornare a vivere e lavorare in Italia ma ormai la nostra vita era radicata in Germania, anche mia moglie, che fa l’assistente medico, non era disposta ad affrontare il cambiamento.”

Poi Angelo trovò posto presso una ditta di Ludwigsburg che faceva la spola da un produttore di lamierati locale per Porsche e Mercedes a Stoccarda.

“Poi ho iniziato a lavorare con i porta container per la società Deisser – racconta Angelo – Sono stato con loro per 12 anni. Mi piaceva molto come lavoro solo che sapevi quando iniziavi e non sapevi mai quando finivi. Agli autoporti ti facevano perdere un sacco di tempo per le operazioni di carico e scarico. Il problema è che quando finisci un viaggio, poi devi aspettare il secondo, a volte ti facevano rimanere là un’ora, poi ti mandavano chissà dove. Alla fine ti fanno perdere anche la passione per questo mestiere.”

Poi la svolta è arrivata grazie ai social nel 2017.

“Ho conosciuto un collega su Facebook, siciliano anche lui, che mi ha parlato del lavoro alla Reichert, una società specializzata nel trasporto in ADR di rifiuti, merci pericolose, rifiuti speciali e merci alla rinfusa. – racconta Angelo – mi sembrava interessante, soprattutto per gli orari. Finalmente sarei riuscito a tornare a casa tutte le sere.”

“In pratica trasportiamo cenere e scorie che preleviamo dagli impianti di incenerimento e dai termovalorizzatori. Carichiamo gli autosilo e trasportiamo i rifiuti tossici alle saline di Heilbronn. Lì le attività minerarie hanno creato cavità con un volume di circa 60 milioni di metri cubi e l’estrazione del sale ne crea costantemente di nuove – spiega Angelo – I rifiuti vengono stoccati nella roccia salina a una profondità di 180 metri e sono completamente sigillati dal sale. Spessi strati di roccia e sale separano i rifiuti dalla biosfera in modo sicuro e senza alcuna manutenzione successiva.”

“Siccome la sede della ditta dista 45 chilometri da casa mia, ho la fortuna che mi lasciano parcheggiare il camion, un Volvo FH 500, vicino casa. Essendo vicino a Stoccarda posso andare a caricare là ad un inceneritore di zona, oppure ad Ulm, a mezz’ora di strada da casa mia. Qualche volta vado a caricare in Austria o a Monaco. Comunque, riesco sempre a concludere i miei giri in giornata.”

Oggi Angelo si sente realizzato, il lavoro che fa gli piace molto e spera l’accompagni alla pensione. I figli sono grandi: Paolo ha 30 anni e lavora come contabile per un’azienda che produce parti di silo per l’industria farmaceutica; Marco che ha 25 anni lavora per le Ferrovie dello Stato tedesche al controllo traffico. Nessuno dei due ha ereditato la passione per i camion del papà.

“Quando mi vedono mi fanno: ma tu lavori 12 ore al giorno? Sei pazzo!”