La passione per i motori gli “morde i talloni” da quando è nato, quella per l’Hard Rock gli fa vibrare i finestrini
Beppe, classe ’74, è un padroncino di Albenga, cresciuto nella cascina dello zio in mezzo a trattori e macchine agricole di ogni genere. La prima volta che ha guidato un trattore aveva 6 anni: “Era di mio nonno e ce lo contendevamo io e mio cugino!”. Lo zio, inoltre, era titolare di una ditta di pullman. Insomma ingranaggi, motori, grasso e gasolio fanno parte del DNA di Beppe.
“Mio fratello, più grande di me di 13 anni, mi insegnò a guidare l’automobile, la sua adorata Fiat 500 del ’79. Era il mio eroe, mi portava a guidare su una strada deserta dove facevamo scuola guida – ricorda Beppe – Poi arrivarono i camion. Sotto “naia” a 21 anni presi le patenti. Una volta congedato ero pronto per volare verso l’infinito.”
Solo che trovare lavoro per un giovane neopatentato non è così semplice ma: “Per fortuna trovai un Santo, il padrone di un molino che aveva bisogno di un operaio /autista. Di giorno si preparava la merce, farina a sacchi da 50 kg, e di notte si distribuiva in Liguria con un vecchio Fiat 650n. Sulle spalle passavano 140 quintali al giorno, 70 al carico e 70 allo scarico. Insomma direi che la gavetta l’ho fatta.”
Perché “Poldo”?
“Perché una volta un mio collega mi ha visto addentare un panino gigantesco, proprio come quelli del personaggio dei fumetti “Poldo”- racconta divertito Beppe – e da allora questo soprannome non mi ha più abbandonato!”
Nella sua vita Beppe ha guidato di tutto e fatto molte esperienza sui camion, compresa la cava: “Purtroppo, lì, avevano l’abitudine di fare gli scherzi ai nuovi arrivati, proprio come al militare. A volte mi bloccavano in manovra con un camion parcheggiato dietro, altre scaricavano il ribaltabile davanti al mio camion o mi aprivano la sponda posteriore, mentre stavo ripartendo, facendomi perdere il carico. Insomma alla fine, esasperato sono andato a parlare con il peggio del gruppo tenendo una mazzetta in mano e gli ho detto: ve la finite di fare i bambini? Io voglio fare solo il mio lavoro e non rompere le scatole a nessuno! Il giorno dopo manco a dirlo mi sono ritrovato un cumulo di ghiaia davanti al muso del camion. Allora ho preso la mazzetta e l’ho tirata sul finestrino laterale del tipo che mi aveva fatto lo scherzo… a mali estremi. Da allora non mi hanno più rotto le scatole!”
“Di tutti i camion che ho guidato, quello che più mi è rimasto impresso è un fantastico Scania 124/420 musone, completamente giallo, quasi fluo – ci racconta Beppe – Quando me lo assegnarono presso una ditta per la quale lavoravo ero al settimo cielo: era il camion più vecchio della compagnia ed io ero l’ultimo arrivato. Ero come un bambino con la sua macchinina nuova! Con quel camion ricordo di aver fatto un incredibile viaggio in Corsica. Trasportavo delle pareti per un capannone, le strade erano talmente strette e tortuose da far sembrare il carico un trasporto eccezionale. Ma che divertimento!”
Con più di 20 anni trascorsi sulle strade, come tanti colleghi, anche Beppe di cose ne ha tante da raccontare: “Un avventura su tutte: era il ‘96 ero in Olanda, a Breda, sul confine alla dogana. Li c’era un area di sosta e un grande shop per truck dove servivano anche piatti caldi. Ero in compagnia di un collega. Ci sedemmo su un lungo tavolo ed ordinammo da mangiare. Il locale era vuoto. Poco dopo entrarono sei autisti della Breda, un’importante impresa di trasporto locale, e si sedettero alla nostra tavola. Ad un certo punto il mio socio cominciò a schernirli, me lo ricordo come fosse ieri. Ed io che gli dicevo ‘piantala, che se per caso capiscono che li prendi per i fondelli, da qui non usciamo più!’ Ma inutile, lui continuava a fare lo spiritoso. Poi finalmente arrivò il cibo così smise di parlare. Intanto gli olandesi parlottavano fra loro nella loro lingua incomprensibile. Poco dopo, avevo bisogno di sale. Mi sporsi verso quello più vicino e gli indicai la boccetta per farmela passare. Questi, tutto tranquillo, in un italiano impeccabile mi disse: “Vuoi il sale? Tieni, prego!” io mi sono gelai. Premetto che i tipi erano tutti omoni intorno ai 100 – 105 kg l’uno, alti circa 190 – 205cm. Io sono altro 185 cm, il mio amico 160. Io all’epoca pesavo sui 70 kg ed il mio amico 50… bagnato – sorride Beppe al ricordo – Fortunatamente è finita bene. Ci hanno graziato ed è finito tutto con una gran bevuta di birra offerta da noi… ovviamente!”
Oggi finalmente Beppe ha un camion tutto suo: “il mio PoldOne, un Renault Trucks Magnum 480 del 2003 con motore americano MACK. Un po’ vecchiotto, con 1.300.000 km. Dopo qualche “incomprensione” iniziale ci siamo finalmente capiti. Ci ho fatto parecchi lavori da quando l’ho acquistato ad ottobre 2017. Spero sinceramente mi porti fino a fine anno, poi arriverà il PoldOne2. Piccoli interventi di meccanica e carrozzeria me li faccio da solo e tutto in strada dove lo parcheggio. Avessi uno spazio mio, non so cosa potrei farci uscire… è una passione”
Con il PoldOne Beppe fa da trazionista per LKW Walter. Aggancia a Savona e distribuisce in nord Italia: “Percorro circa 500 km al giorno, a volte più a volte meno. Parto il lunedì e rientro il sabato, di rado il venerdì, ma non mi pesa. A bordo viaggio sempre in ottima compagnia: Camilla la mia bambolina, una cagnolina che mi segue da anni ormai.”
Beppe, oltre alla passione per la meccanica ha un’altra grande passione: l’Hard Rock: “Si in particolar modo per il Metal, quello buono, vado matto per i MetallicA che sono il mio gruppo preferito. E poi gli Slayer e gli AmonAmarth. Un altro grande idolo è Lemmy dei Motorhead. Da lui ho mutuato il motto ‘Born to lose live to win’, ovvero, Nato per perdere, Vivo per vincere. È quello che ha spinto fino ad ora la mia vita. Ci credo talmente tanto che me lo sono tatuato sul petto.”
Beppe non è sposato ma convive da quasi 6 anni con Fabia e suoi figli: “Io e lei siamo come il giorno e la notte, lei il giorno, io la notte; io Unno tipo Attila, lei più Madre Teresa. Anche i suoi figli sono molto posati e tranquilli. Il più grande ha quasi 20 anni e fa l’università, il più piccolo ha da poco compiuto 14 anni e va all’artistico. Entrambi, per fortuna loro, non sanno nemmeno da che parte si gira il volante, così sono sicuro che non faranno mai il mio lavoro.”
“Un lavoro duro – ammette Beppe – Tuttavia se tornassi indietro farei sempre questo mestiere. Certamente senza gettarmi a capofitto nel vuoto ma con scelte più ponderate. In passato ho preso parecchie facciate per far contenti alcuni “amici” ma sono sempre ripartito alla grande, mai abbattersi… Born to lose live to win”




















