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Crisi energetica, come se ne esce?

14 marzo 2022
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Secondo Domenico De Rosa, Ceo di SMET, l’Italia deve tagliare le accise come accade in Irlanda e pensare seriamente al nucleare

Le conseguenze negative della guerra in Ucraina sono e saranno devastanti per l’economia europea e non solo. La prima è quella inerente il taglio delle forniture russe ai paesi europei che sta già scatenando ansia nei mercati e un conseguente rincaro dei costi del carburante. Attualmente in Italia non abbiamo alternative alle fonti di energia russe. Per forza di cose dovremmo orientarci su altre opzioni per far fronte all’impennata dei costi del carburante come tagliare le accise e pensare al nucleare come produzione di energia.

“La guerra dell’energia in atto passa inevitabilmente per la svolta nucleare in formato europeo anche per il nostro Paese e un atteso recovery di guerra – commenta Domenico De Rosa, Ceo di SMET e presidente della commissione Autostrade del Mare di Alis – Non esistono fonti esterne di approvvigionamento energetico alternativo a Mosca che possano nel medio e lungo termine garantire stabilità al nostro Paese. Per cui sarà fondamentale cogliere questa drammatica situazione per costruire un piano energetico strategico nazionale che punti all’autonomia e alla sostenibilità.”

Occorrono soluzioni quindi, non solo a medio lungo termine, come quella del nucleare che presuppone l’avallo e la costruzione di nuove centrali, ma anche a breve termine, per resistere al pesante contraccolpo.

“Per calmierare parzialmente gli effetti catastrofici derivati dello shock energetico in atto innescatasi in un momento già di piena frenata economica combinata all’alto tasso inflativo per l’Italia – propone De Rosa – quello dell’Irlanda dovrebbe essere l’esempio da seguire nell’immediato anche dal nostro Governo, consapevoli che oltre il 55% del costo dei carburanti è rappresentato dall’imposizione fiscale per misure addirittura risalenti alla Guerra di Etiopia del 1935 ed a catastrofi naturali come il Belice e la diga del Vajont del 1963.”

Tagliare le accise quindi, almeno fin quando la situazione non si sarà ristabilizzata o saranno state trovate altre soluzioni ai fiumi di gas e petrolio proveniente dai gasdotti russi o dai pozzi del Caucaso.