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Il “Pastura”, ovvero Riccardo D’Ambrosio

15 marzo 2021
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Toscano nel DNA come nell’accento, “Pastura” fa il camionista da sempre con grande passione ed oggi ci racconterà un po’ di se…

Nato a Venturina in provincia di Livorno 44 anni fa, Riccardo si appassiona ruote e motori sin da bambino, quando si lanciava per le discese del paese con i carrettini fatti, con una tavola di legno e quattro cuscinetti a sfera: “All’epoca il mi babbo – ricorda Riccardo – guidava i pullman e uno zio aveva una ditta di autotrasporti… io ero affascinato da quei mezzi così grandi e rombanti.”

Finite le scuole Riccardo parte per il militare quando ancora il servizio di leva era d’obbligo: “Andai a finire nel Genio Trasmissioni in una caserma di Treviso, un distaccamento della Folgore, si facevano tanti campi. Io feci di tutto per diventare “autiere” e riuscii a prendere tutte le patenti, fino alla DE! L’esame di pratica ce lo fecero fare con un vecchio Fiat 682 con la guida a destra, ma poi quando iniziai il servizio operativo ho portato di tutto, gli ACL, gli ACM fino al190/48 per trainare i grossi gruppi elettrogeni da campo.”  

Una volta congedato Riccardo convertì le patenti ed iniziò a lavorare come autista dipendente: “Il primo camion che guidai da civile è stato un Renault R365, poi in tutta la mia carrirera ho guidato di tutto. Inizialmente facevo il servizio di linea, frigo soprattutto. Mi garbava molto. Nel frattempo mi ero anche sposato e mia moglie si lamentava del fatto che stessi sempre fuori casa. Così iniziai a cercare lavori che mi consentissero di non allontanarmi troppo per passare più tempo con la mia famiglia e il mi figliolo che era appena nato.”

Poi nel 2008 nasce la seconda bimba e allora: “Niente, ho deciso di non fare più il lavoro di linea e di stabilizzarmi a casa, così iniziai a lavorare nel settore cava-cantiere. Tutti lavori di zona che mi permettevano di tornare sempre a casa la sera. Poi a un certo punto mi sembrava di scoppiare. Volevo a torare a viaggiare. Così dopo un po’ trovai lavoro alla SMET. Successivamente sono passato alla Zampieri di Fiano Romano, uno spedizioniere che lavora con Poste Italiane. Mi assegnarono un IVECO Stralis 410 alimentato a LNG. Devo dire che mi sono trovato molto bene con quel mezzo. Molti colleghi criticano i veicoli alimentati a gas senza conoscerli. Però devo smentirli. Facevamo da collegamento con la Sardegna, così agganciavo a Piombino poi facevo Bologna, Bergamo e Milano. Il camion aveva 1.200 km di autonomia. Sulla Firenze-Pisa-Livorno facevo rifornimento a Pontedera che è stato uno dei primi impianti di LNG. Per quel tipo di lavoro è l’ideale, calcolando anche il fatto che non si viaggia mai a pieno carico. Si spenda la metà di carburante!”    

Da un paio di anni però Pastura è tornato a lavorare nel settore cava-cantiere per stare più vicino a casa: “Oggi trasporto fanghi di marmo per la produzione di titanio per una ditta di Piombino. Faccio circa 650 chilometri al giorno. Parto che è ancora notte ma il pomeriggio riesco a tornare a casa dalla mia famiglia e questa è la cosa più bella. Poi ogni tanto capita che il fine settimana debba fare un turno in cava con l’escavatore. Ma la cosa che mi esalta di questo lavoro è che sono alla guida di un fantastico Scania R 520 V8. Devo riconoscere che quel motore crea dipendenza: potenza e sound unici. Non scenderei mai da quella cabina!”

Ma perché ti chiamano Pastura? “Eh, è una storia lunga – sorride Riccardo – è iniziata da ragazzi quando si andava in discoteca. Gli amici mi mandavano sempre avanti perché ero un tipo simpatico che attirava le ragazze proprio come la pastura attira i pesci per i pescatori. Sicchè io andavo a pasturare e loro acchiappavano. Quel soprannome mi è rimasto appiccicato addosso. Persino mia moglie mi chiama così e anche la mi figliola di 13 anni!”