Dai cavalli al camion il passo è breve. Prima ne domava uno alla volta, ora, come minimo 500!
Chiara, brianzola doc, per circa 15 anni è stata titolare di un’azienda agricola: “Allevavo cavalli american quarter horse da reining e working cow, discipline sportive nate in America tra gli allevatori di bestiame, ora praticate anche in Europa. Inoltre producevo fieno da mangime.”
Purtroppo però ad un certo punto i costi per quel tipo di attività hanno iniziato a superare i ricavi e Chiara ha deciso di chiudere. Oltre ai cavalli però aveva un’altra grande passione: “Iniziai a guidare il camion di mio nonno a 16 anni, una vecchia motrice 190.38 che amavo. Quando ho chiuso l’azienda agricola ho deciso di prendermi le patenti per cercare lavoro come camionista. Sono stata fortunata perché poco dopo ho trovato lavoro presso una ditta di trasporti chimici pericolosi. Così, una volta preso anche il patentino ADR iniziai a lavorare. I primi anni viaggiavo con un trattore Volvo 480 e facevo l’estero. Mi divertivo moltissimo. Poi mi hanno assegnato un vecchio trattore Iveco, un EuroStanco, come lo definivo io, con 1.800.000 chilometri sul groppone poverino. Purtroppo l’azienda aveva tagliato i costi e mi son dovuta accontentare. Ogni tanto “il vecchietto” mi mollava per strada per via di qualche tubo dell’aria compressa che scoppiava. Così imparai ad aggiustarlo. Mi portavo sempre una taglia tubi professionale e innesti rapidi con fascette. Così quando capitava mi infilavo sotto e riparavo. Era diventato il mio incubo peggiore.”
Purtroppo però, gli incubi di Chiara non si limitavano alle noie meccaniche: “Devo dire che come donna non ho avuto sempre la vita facile in questo mestiere. Diciamo che il 90% dei colleghi maschi sono persone carine e gentili, poi c’è quel 10% che proprio non tollera le donne al volante e te ne combina di tutti i colori. Una volta mi trovavo sulla Romea e uno mi supera e cerca di buttarmi fuori strada appena s’è accorto che ero una donna. Fortunatamente ero già esperta e sono riuscita a tenere il rimorchio che già si era alzato sulla ruota posteriore sinistra. Me la sono cavata con uno specchietto rotto!”
Dopo tanti chilometri percorsi con quel vecchio camion, all’ennesima rottura Chiara ha capito che se continuava a lavorare in quelle condizioni sarebbe finita male così decise di licenziarsi: “Sono stata a casa 8 mesi perché una donna non la vuole nessuno. Poi nel febbraio di 4 anni fa mi chiamò un’amica e mi diede il numero di un’azienda che stava cercando. Ho chiamato, sono andata a fare il colloquio. Mi hanno presa ed ho ricominciato a lavorare. All’inizio mi hanno assegnato un Volvo FH12 460 con ribaltabile in ferro. Facevo Cava ed ho imparato anche ad asfaltare e fresare. Due anni dopo, finalmente mi hanno spostata e sono tornata a lavorare con le cisterne in ADR, sempre per la stessa azienda. Lì ho cominciato a fare l’estero con la “E” maiuscola. Ho imparato a prendere il famoso “Carro Bestiame” (Novara – Friburgo), ovvero il treno “Autostrada Viaggiante”: composizioni di vagoni speciali ultrabassi, che possono caricare autotreni e autoarticolati, e comprendono una vettura cuccette per gli autisti che viaggiano insieme al mezzo. E lì sta la vera tragedia: scompartimenti da 6 dove c’è di tutto, gente ubriaca, puzzolente, neri che ti guardano storto (perché per loro è inammissibile che una donna faccia un lavoro da uomo), mussulmani che pregano… insomma di tutto e di più. Poi c’è un vagone cucina dove in teoria ci si potrebbe scaldare qualcosa ma, arrivare ai fornelli è un’impresa.”
Una volta tornata per strada con il camion iniziava la vera avventura: “Ricordo il panico del primo viaggio importante all’estero. Da sola contro il mondo. Non sapevo cosa dovevo fare… mi avevano spiegato tutto, ma era la prima volta e sono partita già nel pallone. In Austria non ho avuto problemi, ma in repubblica Ceca sono iniziati i miei guai: dovevo fare il telepass locale ma non capivo niente e nessuno mi comprendeva, lì nessuno parlava inglese, poi ho trovato un collega gentile che mi ha aiutato ed ho risolto. Arrivata in Polonia ero tranquilla perché il camion aveva su il ViaToll (equivalente del nostro telepass). Purtroppo però, pur essendo carico di soldi, dopo un po’ che non veniva usato era scaduto. Mi informo dove posso rinnovarlo e vado alla ricerca di un posto. Arrivata a Bytom, a pochi chilometri dal confine, parcheggio in un’area di sosta e faccio 4 km a piedi per arrivare a un distributore per rifare la ViaToll. Una volta giunta a destinazione mi dicono che non accettavano la carta di credito perché il POS è guasto e non accettano neanche gli Euro, solo Slot! Ero disperata. In quel mentre entra una signora bionda polacca. Mi ha sentito parlare italiano e mi si è avvicinata. Parlava italiano. Mi ha tradotto tutto, ha pagato lei in slot ed io le ho dato gli euro corrispettivi. Poi mi ha dato un passaggio al camion con la sua macchina. Lì ho preso i vestiti di ricambio e sono andata a casa sua. Mi ha presentato la sua famiglia, mi ha dato da mangiare e mi ha fatto fare anche la doccia. Dopo qualche ora mi ha riaccompagnato al camion. Una vera santa!”
“Amo il mio lavoro, ho visto tante cose e vissuto tante emozioni che non sarebbero mai successe se avessi fatto un altro lavoro. Ora mi è stato assegnato un magnifico Volvo FH 500 nuovo che mi piace tantissimo con agganciata una cisterna G-Magyar in acciaio inox a tre scomparti per il trasporto di prodotti a caldo!”









