Betta Fois è camionista da un anno e mezzo. È arrivata a questo traguardo dopo una vita costruita su lavoro, sacrifici e una passione profonda per tutto ciò che ha un motore
La passione per i motori Betta l’ha ereditata dal nonno. Da bambina, insieme a lui, rimise in moto un vecchio motorino Califfo Atala, il classico “tubone” degli anni Ottanta. Poi il nonno la teneva sulle ginocchia e faceva finta di farle guidare la sua vecchia Volkswagen Jetta. Da allora, moto, automobili, camion e tutto ciò che fa “brumm brumm” parlano per Betta una lingua familiare. Non è soltanto interesse tecnico: è istinto, memoria, libertà. È il rumore di qualcosa che parte, che si muove, che non resta fermo.
Betta è partita da Carbonia, in Sardegna, quando aveva appena vent’anni. Con il compagno e una bambina di due anni e mezzo, ha cercato a Milano la possibilità di un lavoro e di un futuro.
Dalla Sardegna a Milano
Dopo circa tre anni dal suo arrivo al Nord la storia d’amore, è finita, e Betta si è ritrovata sola a crescere una bambina. Una prova dura, affrontata senza clamore e senza vittimismo, con la concretezza di chi sa che certe battaglie non si raccontano: si attraversano. Oggi quella bambina ha 26 anni, e dentro questa storia resta il segno di una maternità vissuta con responsabilità, coraggio e presenza.
Per anni Betta ha lavorato ricoprendo varie mansioni all’Eurospin, dalla macelleria al magazzino come mulettista. Dieci anni di turni, fatica, mani impegnate e testa alta. Il lavoro non è mai stato solo un mezzo per vivere: è stato il modo con cui ha dimostrato, prima di tutto a se stessa, di potercela fare. La sua forza non è nata dal desiderio di apparire, ma dall’abitudine a resistere.
Eppure, sotto la superficie della quotidianità, c’era una passione che non si è mai spenta: quella per i motori. Con molti sacrifici nel 2008, Betta compra la sua prima moto, un’Harley che ribattezzò “Lucifera”. Nel 2020 arriva un’altra Harley, “Baldracca” che per poco ha affiancato la vecchia “Lucifera”, venduta a novembre dello stesso anno. Nel 2022 nel garage di casa è entrato “Tony Tomato”, per gli amici “Tonino”, un bel Maggiolone Volkswagen rosso pomodoro.
“Sono talmente sciocca da credere ancora, che questo mondo sempre più veloce, dove si cerca di salirci sopra a tutti costi, diventerà ancora più veloce al punto di fare risvegliare le coscienze e riportarci alla velocità del mio Tonino, la velocità che non fa perdere di vista niente di quello che ci sta intorno…”
Quando sua figlia, ormai ventenne, è tornata in Sardegna, Betta ha scelto di concentrarsi su un obiettivo che custodiva da tempo: prendere le patenti per guidare i camion. Ha lavorato, risparmiato, stretto i denti. Non era un capriccio, ma una conquista. Un modo per trasformare una passione in mestiere e per dare una direzione nuova alla propria vita.
Da circa un anno e mezzo ci è riuscita. Oggi lavora per il Imbal Carton, una società che progetta, realizza e distribuisce imballaggi in cartone ondulato di ogni tipologia, dalle più comuni scatole americane ai plateau per ortofrutta, vaschette per alimenti e wine boxes, e tante altre soluzioni personalizzate di packaging in cartone ondulato, cartone accoppiato e cartoncino teso per qualsiasi esigenza merceologica. Betta si occupa di trasportare gli imballi di cartone nel Nord Italia: “Non c’è un orario fisso, ma in base alle consegne e nei limiti di legge è un lavoro giornaliero che mi consente di tornare ogni sera a casa.”
Il camion affidato a Betta è una motrice IVECO Stralis Hi-Way un po’ datata, di quelle che ogni tanto fanno i capricci con le spie del cruscotto. Ma Betta non si lascia intimidire: conosce il valore della pazienza, della pratica, della strada. Ogni viaggio è un pezzo di autonomia, ogni giornata al volante è la conferma che quel traguardo se l’è guadagnato.
Il fine settimana, però, il rumore del camion lascia spazio a quello della sua Harley Davidson. È con lei che Betta raggiunge raduni, strade e amici del suo clan: una comunità di appassionati e appassionate che nel tempo libero diventa una seconda famiglia. In quei momenti la strada non è lavoro, ma respiro. Non è dovere, ma appartenenza.
Dalla moto sono nate nuove amicizie, ma anche un modo più libero di raccontarsi: tatuaggi e piercing: “I tatuaggi parlano soprattutto della Sardegna, che porto sempre nel mio cuore, e dei sogni ancora da realizzare. Uno, in particolare, corre lungo la schiena: la mappa dettagliata della Route 66, la strada mitica che attraversa gli Stati Uniti da costa a costa. È un desiderio inciso sulla pelle, una promessa fatta a me stessa!”
“I piercing, invece, raccontano il cambiamento, la libertà d’espressione, il rifiuto di dipendere dall’aspetto esteriore!” Betta ha occhi verdi e una bellezza evidente, ma non ha mai voluto che fosse quello il suo biglietto da visita. Il suo valore lo ha sempre dimostrato altrove: nel lavoro duro, nella fame, nella fatica, nella tenacia. Nella capacità di cadere, ripartire e continuare a scegliere chi essere.
Oggi alla guida del camion Betta canta felice, canzoni d’amore, ascolta musica rock d’altri tempi e macina i chilometri sul nastro d’asfalto:
“Aveva gli occhi dell′amore, verdi
Come due lacrime d’amore, grandi
Aveva gli occhi dell′amore, verdi…”
(Gli occhi verdi dell’amore – I Profeti)


















