La passione per il proprio mestiere, quello del camionista, ha fatto superare a Marco anche questo brutto momento che ci racconta oggi
Faccio il camionista dal 1998, cioè da quando ho preso le patenti. Ho iniziato da subito a lavorare con mio padre e il suo socio. Trasportavamo marmo in blocchi per il nord Italia e la Spagna. Ora lavoro come dipendente per un’azienda che si occupa di trasporto container. All’epoca prelevavamo il marmo dalle cave di Tarragona e lo portavamo al porto di Barcellona. Avevo poco più di 20 anni. Guidavo uno Scania 530 Topline. Percorrendo l’autostrada a tre corsie in direzione Barcellona, ad un certo punto una macchina venne fuori sparata dalla rampa di inserimento, io che camminavo sulla corsia di destra, ho messo la freccia per portarmi sulla corsia centrale. L’autista della macchina però, invece di farmi rientrare, ha iniziato ad accelerare mettendomi in difficoltà. Nel mentre sentii un forte urto e, contemporaneamente, alzarsi il rimorchio per poi ricadere con un tonfo. Il camion iniziò a sbandare. Il socio di mio padre, che stava viaggiando con me e riposava in cuccetta, sentendo il botto si era svegliato e mi urlava… tienilo, tienilo. Il camion si muoveva come un’anguilla. Mentre tenevo il piede pigiato sul freno e combattevo con lo sterzo, dal finestrino laterale vidi una macchina carambolare verso il centro dell’autostrada fino a fermarsi sul guardrail. Finalmente, 300 metri dopo, il camion si fermò. Corremmo verso la macchina ridotta a un groviglio di lamiere. Capimmo solo dallo stemma sulle ruote che si trattava di un’Audi. Per uno degli gli occupanti non c’era più nessuna speranza. Più tardi venimmo a sapere che era una giovane coppia di sposi: lui si era rotto le gambe mentre lei era morta sul colpo. Arrivata la Guardia Civil mi tenne per 5 ore dentro la camionetta per interrogarmi. Fortunatamente avevo anche dei testimoni. Non avevo nessuna colpa. La botta era stata talmente forte da sfondare il paraurti del rimorchio, far scoppiare la ruota sinistra dell’ultimo asse e rompere il bilancere della sospensione. Fortunatamente, grazie all’intervento di alcuni amici che ci avevano raggiunto sul posto, siamo riusciti sostituire la gomma scoppiata tanto da raggiungere il porto di Barcellona. Grazie, poi, al socio di mio padre, ho ripreso a guidare il camion perché li per li avevo deciso di abbandonare tutto.
















