Alfonso Valentino Story

21 aprile 2021
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Lo conosciamo tutti Alfonso, perlomeno i frequentatori dei raduni nazionali e internazionali dove lui, da grande appassionato, è sempre presente

Lunga e travagliata la storia di Alfonso, classe 1960, che ha iniziato a lavorare con i camion sin da ragazzo: “Ero appassionatissimo di camion, ho avuto sempre in mente di fare il camionista sin da bambino. Ancora oggi che potrei stare dietro una scrivania non riesco a scendere dal mio camion!”

Anni duri e di forti privazioni sia affettive che materiali per il piccolo Alfonso che, all’età di 10 anni si vide portar via la mamma dalla Neuro a causa di un forte esaurimento: “I miei genitori da ragazzi erano i più belli e più ricchi del paese. Commisero lo sbaglio di innamorarsi – racconta Alfonso con una vena di tristezza nella voce –  Sbaglio perché nessuna delle due famiglie approvava questa unione. Così decisero di scappare insieme.”

In breve tempo i due giovani, da ricchi che erano si ritrovarono a fare i conti con la vita di tutti i giorni. Come se non bastasse il grande amore diede i suoi frutti: otto figli. Otto bocche da sfamare. Ma le risorse stentavano. Il papà di Alfonso passava da un lavoro a un altro con grandi difficoltà. La mamma faceva la casalinga. E purtroppo proprio su di lei ricaddero i pesanti fardelli di quella vita di sacrifici tanto da consumarla nel fisico e nella mente. “Quando mamma venne ricoverata, papà decise di emigrare in Germania per cercare la fortuna, così ci portò tutti con lui – prosegue Alfonso nel suo racconto – A me la Germania proprio non mi piaceva. Così a 14 anni scappai da Monaco di Baviera per tornare in Italia. Presi di nascosto il primo treno da clandestino e bene o male riuscii a tornare a Maddaloni da mia nonna. Per pagare l’affitto di casa andai a lavorare come garzone in una ditta di autotrasporti. Lavavo i camion e mi divertivo un sacco. Poi quando non c’era lavoro da loro aiutavo gli agricoltori nei campi per sbarcare il lunario. A 15 anni già sapevo guidare il camion!”

Passano gli anni e raggiunta la maggiore età ad  Alfonso arriva la famosa “cartolina rosa”: “Ai miei tempi il servizio di leva era obbligatorio e, non so come, ne perché, mi fecero aviere spedendomi a Guidonia. Lì mi feci subito notare. C’era un “nonno” che mi tormentava con gli scherzi – racconta Alfonso –  Voleva che facessi il verso del cucù in cima all’armadietto ad ogni ora. Mi sfotteva, faceva il bullo. Così lo stesi con un pugno. Mi sbatterono subito in cella di rigore. Poi al processo un colonnello mi interrogò e mi chiese il perché della mia reazione. Io gli spiegai che anche se ero giovane, a 18 anni mantenevo tutta la famiglia e mi consideravo già un uomo. Non avevo tempo per quelle stupidaggini. Lui comprese e mi chiese che cosa sapevo fare. Io gli dissi che guidavo i camion anche se ancora non avevo la patente. Così mi assegnarono al reparto automezzi. Quando il maresciallo responsabile mi vide fare manovra con il camion rimase a bocca aperta. Non feci fatica a passare gli esami per prendere la patente C. Ed anche la naja passò.”

Alfonso Valentino sotto naja

Una volta congedato Alfonso fece la conversione della patente da militare e civile e comprò il suo primo camion usato: “Era un bellissimo FIAT 180, motrice più rimorchio Bartoletti. Per acquistarlo dovetti prendere una cambiale per comprare la montagna di cambiali che firmai. Così mi misi a fare il lavoro che faccio tutt’oggi, trasportare sabbia e silice per la lavorazione del vetro da Casera a Modena. Solo che a 19 avevo la patente C e non potevo prendere ancora la E per l’autotreno. Per ovviare al problema riempii di bollini la patente coprendo lo spazio della E. Una volta però me la sono vista brutta. Mi ferma la Polizia e un agente si accorse subito dell’inghippo. Io lo pregai a mani giunte di chiudere un occhio. Avevo assoluto bisogno di lavorare. Non mi potevo fermare con quella montagna di cambiali da pagare. Fortuna l’agente si dimostrò comprensivo… anzi un vero angelo. Mi lasciò andare intimandomi però di non circolare più con l’autotreno fino a che non avessi preso la E.”

Passarono gli anni così come i chilometri. Alfonso finalmente iniziò ad ingranare e, piano piano a quel primo camion se ne aggiunse un altro, poi un altro, poi un altro ancora: “Dopo quel primo FIAT iniziai a comperare Mercedes. Mi piacevano tantissimo. Grandi macchine. L’unico problema all’epoca era l’assistenza che al sud Italia mancava. Così iniziò l’idillio con Scania all’inizio degli anni ’90. Sono macchine eccezionali. Non scenderesti mai da la sopra. Ora in scuderia ho una ventina di camion. Quasi tutti Scania tranne alcuni Volvo. Gli Scania sono sia a 6 cilindri che ad 8.”

“Ma il mio debole sono i V8, i King of the Road – ammette Alfonso – Io ne ho uno mio personale che guido tutti i giorni e guai a chi me lo tocca. È uno Scania Torpedo da 580 CV del 2004, un modello piuttosto raro ormai perché in Europa non se ne sono venduti molti. Una macchina eccezionale che ho sempre desiderato. Quando sei alla guida quel musone avanti a te da un senso di sicurezza per non parlare del comfort di marcia rispetto ai modelli a cabina avanzata. Io lo acquistai usato ad Asti nel 2018. Era fermo da una decina d’anni ma stava molto bene. Poi lo feci personalizzare dalla Acitoinox. L’ho voluto dedicare a Ulisse perché la mia casa sorge nella Riviera di Ulisse a Formia. Al condottiero e navigante greco ho dedicato anche la statuetta di acciaio montata sul cofano. Rappresenta la freccia scoccata dall’arco di Ulisse (che solo lui era in grado di usare) che trapassa le asce dei Proci, che avevano invaso la sua casa ad Itaca dandolo per morto, pretendendo la mano della presunta vedova Penelope che, invece, è rimasta sempre fedele al marito. Il mio Ulisse alla manifestazione “I Giorni del Re” dedicata da Scania Italia al 50mo compleanno del motore V8, ha vinto anche il primo premio nella categoria Veicoli Decorati” 

Ora i miei camion più belli sono tutti personalizzati da Rino Acito, compreso l’ultimo arrivato il più potente di tutti, il 770S V8. Mentre per gli interni mi sono sempre affidato ai fratelli Ciro e Bruno Prisco.”

Insomma tenacia e perseveranza hanno premiato Alfonso Valentino che con le sue sole forze è riuscito a farsi un nome nel mondo dei trasporti: “È stata dura ma alla fine mi sono preso le mie rivincite sulla vita – dichiara soddisfatto Alfonso – Con gli anni non solo sono riuscito ad affermarmi nel lavoro, mi sono tolto pure tanti sfizi: la villa a Formia, il mio Ulisse e una trentina di Ferrari, l’ultima delle quali, una F430 F1 ho venduto da un paio di mesi. Sono auto meravigliose che hanno rappresentato per me il concretizzarsi di un sogno ma non ho più il tempo di stargli appresso. Per il momento sono soddisfatto con quello che ho!”

Alfonso Valentino a bordo della sua Ferrari F430 F1

L’impresa di Alfonso oggi si chiama Valentino Trans Srl. La sede operativa è a Maddaloni, in provincia di Caserta, in Via Nazionale Appia, 33. La flotta aziendale è composta da 13 Scania, 4 Volvo e 3 IVECO più 20 semirimorchi tra vasche e centinati. Inoltre l’azienda impiega 20 autisti, un meccanico, un addetto al lavaggio, un guardiano, due carrellisti e cinque impiegati amministrativi. L’attività principale è rimasta il trasporto di sabbia e silice per la lavorazione del vetro. Alfonso tutti i santi giorni monta sul suo camion per fare quello che più gli piace nella vita: il Camionista!

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